Rifondazioni

Un recente sondaggio attribuisce al Partito Laburista di Gordon Brown un magro 24% , dato che lo relega a terza forza, dopo i Conservatori e i Liberali.

Sono lontane le glorie del Tony Blair di fine millennio e – se tanto mi da tanto – tra pochi mesi un tory tornerà al n. 10 di Downing Street il che, dopotutto, dopo 12 anni di governo laburista ci può pure stare.

La Spd tedesca non sta meglio. Come sappiamo, appena un paio di settimane fa hanno preso una sberla di dimensioni colossali, franando al 23,5%, percentuale imbarazzante per una forza politica che non scendeva sotto il 33,3% dei voti dagli anni ’50 e che solo 10 anni fa, superava il 40% .

Una percentuale vicina al 25% è anche quella del PSF ed è da oltre 20 anni – regnava ancora Francois Mitterrand – che i socialisti francesi non si schiodano da quella posizione, se non per allontanarsene verso il basso (come nel 1993, quando ottennero uno scarso 17% alle politiche di quell’anno).

In tutto questo discorso, appare evidente che il 26% del PD è assolutamente nella media delle grandi democrazie europee (Spagna esclusa, da quelle parti Zapatero veleggia attorno al 40%) e quindi il dato – di per se – non deve stupire, se non per un punto: perchè i partiti di sinistra riformista non riescono a collocarsi su percentuali del 35-40%?

La risposta non so bene quale possa essere, ma a naso ipotizzo un problema grosso e ricorrente: la sinistra “riformista” ha perso la capacità di “raccontare la sua storia”. Mi è venuto in mente questo aspetto leggendo “Political Brain” di Drew Westen, tradotto in Italia dal “Saggiatore” con il titolo di “La Mente Politica“, studio sul perchè gli elettori americani “pensano come i democratici ma votano per i repubblicani”.

Secondo Westen, il problema dei democratici risiede nella loro incapacità di toccare i cuori degli elettori raccontando la loro versione della storia, la loro idea di società, prigionieri come sono dei calcoli, degli studi, del politically correct, dell’essere sempre “precisini”, del non voler mai affondare la lama, del voler rassicurare e – in fondo – del volersi legittimare, non si sa da chi non si sa perchè.

La sinistra – che dovrebbe incarnare fantasia e cambiamento – rischia di morire (e far morire) per la noia, per la debolezza delle convinzioni e per la paura di non sembrare abbastanza moderata, finendo quindi per rendere inevitabili i consensi per chi è moderato sul seri. Cioè, per capirsi,  “perchè cercare la pepsi se hai la coca cola?

Poi accade che compare un leader visionario, comunicativo e creativo (Kennedy, Brandt, Clinton, Obama, Blair, Zapatero) e vince le elezioni, riuscendo la dove i “burocrati” hanno fallito. Chissà se dal PD uscirà qualcosa del genere presto o tardi…

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4 thoughts on “Rifondazioni

  1. Ciao Marco,

    E se quel leader visionario invece che dal calderone del PD non fosse uscito dalla decantazione di un’area politica marginale…

    Del resto anche Obama fa parte di molti gruppi di minoranza.

    Vendola???

    Hai sentito il suo discorso conclusivo al primo congresso di SEL?
    se vuoi lo trovi su http://www.sinistrafriuli.net o anche su youtube…

  2. Ciao Stefano. Vendola è interessante, ma un po’ criptico… io vorrei che si andasse oltre, che si veleggiasse veramente in mare aperto, con una costruzione del tutto nuova…

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