Ma la campagna, dov’è?

Malgrado si tenda a parlare solo di Pierluigi Bersani e Matteo Renzi (in ordine alfabetico), i candidati alle primarie per scegliere il futuro leader del centrosinistra – previste per novembre – sono piuttosto affollate. Oltre a questi due candidati, infatti, hanno annunciato la propria candidatura almeno altri 4 (Laura Puppato, Stefano Boeri, Bruno Tabacci e da un paio di giorni Sandro Gozi), mentre non si hanno notizie certe di cosa vogliano fare – ad esempio – Giuseppe Civati e Nichi Vendola.

Non è un problema di numero di candidati. Negli Stati Uniti, ad esempio, è normale che il numero dei runners sia elevato: le primarie repubblicane di quest’anno schieravano 7 candidati, quelle del 2008 ben 12, mentre le primarie democratiche del 2008 di candidati ne avevano 8. Le primarie del Partito Socialista Francese che selezionarono la candidatura di Francois Hollande avevano 6 contendenti… quindi i 7-9 del centrosinistra italiano, in fondo, non devono stupire più di tanto. Ma è un problema di regole e di sostanza.

Innanzitutto, a meno di due mesi dalle competizioni, non è chiaro in quadro di regole in cui queste “primarie” si svolgeranno, a cominciare dalla domanda fondamentale: saranno a un turno unico o a doppio turno? mica è lo stesso, no? Secondo punto, dovrebbero proporre il candidato alla premiership del centrosinistra, ma ancora non si sa quale sia la coalizione di riferimento (ci sarà Sel? e l’Udc?) e neppure – tanto per dire – la legge elettorale di riferimento, perché anche in questo caso, a regole diverse, potenziali strategie diverse.

E poi, infine, dov’è la campagna elettorale? A parte Matteo Renzi – che non a caso si sta muovendo con un’efficacia superiore a quella di tutti gli altri competitors – che cosa fanno gli altri? cosa sta facendo – ad esempio – l’assessore milanese Stefano Boeri per diventare premier? esiste un “comitato Boeri” in Friuli, magari potrei voler dare un contributo. E Laura Puppato? fuori dalle pagine di Repubblica esiste la sua candidatura? non si sa, perché ha pure tolto di circolazione il suo sito, che risulta “in manutenzione”.

Negli Stati Uniti, che devono essere il nostro termine di paragone inevitabile, le campagne per le primarie, anche solo di una candidatura a sindaco, sono molto serie. Si preparano mesi prima, talvolta anni prima. Si crea uno staff. Si raccolgono fondi. Si fanno sondaggi. Si prepara una piattaforma programmatica. Ogni uscita è pesata con cura. Insomma, si fanno le cose in modo serio.

C’è un che di provinciale, di incerto, di lezioso in queste primarie senza campagna elettorale. Non c’è tensione, non scorre il sangue, non si sente il confronto. Eppure, mancano appena due mesi… La noia prevale su tutto, con una nube fitta come la nebbia nelle fredde mattine autunnali.

Ed è un peccato, perché potrebbero essere una cosa seria, le primarie, se solo i candidati si comportassero seriamente. Se solo fingessero che in fondo, gliene importa qualcosa.

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