“Candidato a sorpresa”, come ridere della politica

26/09/2012 – Dopo poco più di un mese dall’uscita nelle sale americane, arriva anche in Italia Candidato a sorpresa, film caustico ed eccessivo che va a collocarsi in un clima, quello delle campagne elettorali statunitensi, a dir poco bollente. Il nuovo film del regista Jay Roach – precedentemente visto dietro la macchina da presa con i primi dueAustin PowersTi presento i miei e Mi presenti i tuoi? – è imbastito in modo da offrire il più ampio risalto possibile alla coppia Will Ferrell(Everything Must GoMelinda e MelindaZoolander) e Zach Galifianakis (Una notte da leoniParto col folleUna notte da leoni 2) che, con la loro presenza scenica e le loro gag, accompagnano lo spettatore alla scoperta del più improbabile dei duelli politici.

Cam Brady (Ferrell) è un onorevole plurimandatario che, a ridosso delle elezioni, commette una gaffe che potrebbe comprometterne il buon esito della propria candidatura. Per sua fortuna non ha nessun rivale fino a quando, però, una coppia di magnati locali, i fratelli Motch, non decide di inventarsi un oppositore, ovvero Marty Huggins, paffutello e ingenuo direttore dell’Ufficio del Turismo locale che dopo una partenza particolarmente impacciata riesce a farsi le ossa e a giocare sporco come il suo avversario. E i colpi bassi saranno innumerevoli.

Il gioco sporco, il linguaggio volgare e le gaffe dei due protagonisti sono il vero e proprio filo conduttore di questo film che pecca di una sceneggiatura alquanto debole e che poggia, per sua fortuna, sulle spalle ben solide di due attori che negli ultimi anni hanno fatto le gioie di molti produttori cinematografici. Tra pugni in faccia a bambini e a cani, spergiuri in luoghi di culto e messaggi hard lasciati sulle segreterie telefoniche di ignari cittadini, il film potrebbe sembrare eccessivo e lontano dalla realtà politica di un paese, e di un popolo, occidentale e moderno. Ma questa realtà, a conti fatti, potrebbe non essere migliore. L’attuale campagna per le elezioni presidenziali americane ha offerto infatti al pubblico una serie di curiosità e colpi bassi ai quali il film fa certamente riferimento.

Dal Caso di Seamus, il Setter Irlandese che Mitt Romney, nel lontano 1983, trasportò dal Massachussets all’Ontario (più di mille chilometri) su un portapacchi disposto sul tettuccio della macchina, al quale i Devo (nota band New Wave americana) hanno recentemente dedicato il pezzo Don’t roof rack me, Bro!, alle accuse repubblicane al Presidente Obama che in gioventù, nel periodo indonesiano mangiò carne di cane. E così anche nel film. Huggins è costretto a cambiare i suoi amati cani, due Carlini, una razza cinese, con due Golden Retriever, una razza da americani e per americani.

Candidato a sorpresa procede schiacciando l’acceleratore su ricattibugie e ipocrisie tutte atte a far guadagnare il maggior numero di voti e a suscitare le risate del pubblico. Qui sta, però, una delle lacune più gravi del film, cioè che esso non riesce ad avere una portata satirica ed intelligente o ad avere uno sguardo cinico e dissacrante nei confronti della spettacolarizzazione della politica e delle sue campagne elettorali. Il film di Roach sembra quindi adagiarsi sulla possibilità data dalla risata facile, di pancia, mai d’intelletto; e così si corre il rischio che al pubblico, davanti agli scontri verbali e fisici di Brady e Huggins, non sia data la possibilità di ridere di loro, ma piuttosto con loro e che si perda, infine, un’ottima occasione per prendere le distanze dalle sproporzioni messe in scena in favore di una prospettiva più desiderabile.

 

Fonte: wakeupnews.eu | Autore: Emanuel Micali

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