Primarie, cresce il ruolo dei social network ma a decidere sono ancora le sfide in tv

01/12/2012 – Alle primarie del centrosinistra il ruolo dei social network è stato marginale. Nonostante sia molto più diffuso che in passato (secondo l’ultimo rapporto Censis il 40% degli italiani è iscritto a Facebook), l’utilizzo delle piattaforme multimediali nel nostro Paese non riesce ad essere determinante nel confronto politico. Votare con un clic, scegliere un programma politico con un “like” oppure seguire i dibattiti con uno smartphone sono fenomeni in via di evoluzione ma, come spiega lo studioso di storia e teoria dei mezzi di comunicazione, Peppino Ortoleva, “sono ancora in fase di maturazione”

Persino Matteo Renzi, che rispetto al segretario democratico Pierluigi Bersani negli ultimi mesi ha utilizzato tantissimo i social network per promuovere il proprio programma politico, “si è dovuto inchinare ai media tradizionali”, precisa il politologo Alessandro Amadori. Non si è sottratto ai dibattiti televisivi, che anzi ha dimostrato di preparare con attenzione, e si ipotizza abbia acquistato spazi pubblicitari in alcuni dei più importanti quotidiani italiani in vista del ballottaggio.

L’elettorato di Bersani è stato identificato – secondo quanto spiega il sondaggista Antonio Noto – in quella fascia di popolazione over 45 che si è recata ai gazebi elettorali. Ma che soltanto in minima parte ha monitorato l’operato del segretario anche sui social media.

“Di sicuro Internet è più ‘sintonico’ con l’elettorato di Renzi”, dichiara Edoardo Novelli, docente di Comunicazione politica all’Università Roma Tre. “Lui – prosegue Novelli – fa parte di quella generazione che ostenta l’aspetto informatico, come anche l’idea della democrazia e trasparenza. Devo dire però che, a mio avviso, non ne ha fatto un uso rivoluzionario”.

Renzi infatti, rispetto a Bersani, ha una cultura della comunicazione come battuta sintetica, dello spot supportato dall’esempio chiarificatore. Ideale per un tweet di 140 caratteri o per alimentare una discussione su Facebook, nella cui bacheca risponde ad ogni domanda postata dai suoi elettori. E’ questo il valore aggiunto dei social network fino a questo momento: aver ridotto la distanza tra leader e elettori. Almeno in teoria. E Renzi da questo punto di vista si è mostrato “più recettivo di Bersani”, come spiega ancora Novelli: “E’ stato capace di sfruttare il proprio sito Internet e i social network per sopperire alla mancanza di un radicamento territoriale che invece Bersani ha già da tempo”.

“Per il segretario – secondo l’opinionista e saggista Klaus Davi – , che è figlio di una politica di altri tempi, segmentare i propri concetti non è semplice. E’ abilissimo a rispondere in un dibattito aperto, quando i tempi sono più lunghi, ma devo dire che nella comunicazione sintetica è migliorato tantissimo”.

Oggi la rete, con le sue innumerevoli fonti, ci offre la possibilità di leggere le narrazioni dei media tradizionali con occhio critico, partendo da dati di fatto. Forse i social network non sono ancora in grado di “spostare consenso”, ma di certo cominciano a crearlo.

Fonte: repubblica.it | Riccardo Di Grigoli

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