Le mail dei cittadini ai politici? Finiscono nel cestino

mondo10/12/2012 – Uno studio italiano presentato ieri a Londra fa il punto sulle campagne elettorali di Stati Uniti ed Europa: “Due terzi dei messaggi che inviamo ai partiti e ai candidati presidenziali vengono sistematicamente ignorati”

L’arte del governo di non rispondere alle e-mail. Da uno studio dell’Università di Bologna emerge come i politici ignorino le “lettere” dei cittadini.

Le e-mail sono da sempre un importantissimo strumento democratico messo a disposizione dalla rete. Grazie alla sua praticità e alla facilità di fruizione, la posta elettronica rimane ancora in testa alla classifica di preferenza in fatto di comunicazione tra cittadini ed élite politica.

Ma se da un lato i governati vedono nelle e-mail il metodo più semplice ed economico per raggiungere i loro rappresentanti politici, soprattutto durante il periodo delle elezioni, dall’altro lato i governanti non rispondono altrettanto positivamente. Questo è quanto emerge da uno studio condotto dell’Università di Bologna, capitanato dal ricercatore Cristian Vaccari, e presentato a Londra in occasione della conferenza 2012 dal titolo “Chasing the Digital Wave: International Lessons for the UK 2015 Election Campaign”.

La ricerca, condotta in Francia, Italia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Australia e Stati Uniti, nel periodo a cavallo tra il 2007 e il 2010, ha fatto emergere come «circa due terzi delle e-mail che arrivano ai partiti e ai candidati Presidenziali durante le elezioni vengano ignorate». Nessuna risposta, dunque, da parte dei politici che, al contrario, dovrebbero accogliere più che favorevolmente ogni suggerimento, opinione o commento proveniente dai loro elettori. Eppure sono proprio le e-mail contenenti le proposte a essere ignorate maggiormente: «per poterci meglio immedesimare – spiega Cristian Vaccari, coordinatore della ricerca – abbiamo inviato a ognuno dei governi campione, due e-mail fittizie: nella prima ponevano problemi di tipo amministrativo, nella seconda ci offrivamo come volontari per entrare in politica. I risultati hanno mostrato che la maggior parte dei partiti e dei candidati non hanno risposto a entrambe le e-mail, soprattutto a quelle riguardanti questioni politiche».

Del resto, non è certo un’impresa da poco quella di rispondere alle centinaia di migliaia di e-mail che arrivano ogni giorno nelle sedi dei comitati politici, e incappare in errori può essere fatale: un solo sbaglio può compromettere un’intera campagna elettorale. Questo, però, secondo gli studiosi, non giustifica il comportamento di chi si occupa della pratica del governo. Infatti, nonostante il mondo della politica sia stato il primo ad aver adottato le tecnologie dei nuovi media, stabilendo una continua e diversificata presenza sulle varie piattaforme digitali, includendo, tra gli altri, siti web istituzionali, blog, social media e perfino applicazioni sui dispositivi mobili, i governanti sembrano non interessarsi agli sviluppi tecnologici che coinvolgono la “ragion di stato”.

In un momento come questo, come dichiarano gli scienziati politici dell’Università bolognese, caratterizzato da una crisi di rappresentanza politica, dove la sfiducia verso le istituzioni sembra essere l’unica certezza, un maggiore coinvolgimento del cittadino all’interno della cosa pubblica, potrebbe essere un buon antidoto contro il disfacimento della scienza del governo.

Fonte: lastampa.it | Autore: Claudia Nardi

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