Gli inni dei partiti politici: tra vecchia e nuova musica

25/01/2012 – Mentre stavo ricercando delle notizie da pubblicare sul nostro profilo Facebook mi sono imbattuto in diversi articoli sia del web che della stampa tradizionale che analizzavano gli inni “rinnovati” dei maggiori partiti politici. Incuriosito sono andato subito ad ascoltarli e nel mentre mi chiedevo tra me e me: “ma cosa sono queste bruttissime canzonette?”.

Questi video mixati con parole buttate dentro ad un grande calderone non riescono in nessun modo ad esprimere i valori e i concetti sottesi ad un qualsiasi moderno partito o movimento politico e riguardandoli più volte, si possono individuare  dei punti  ambigui rispetto alle parolette dei testi musicati. Una mia personale conclusione: ritengo sia una mera agonia ascoltarli, d’altronde molte persone li deridono o da esse viene prodotta molta satira e commenti spesso ironici.

Basta analizzare solamente alcuni inni del passato e del presente per comprendere cos’è intervenuto in questa involuzione nel senso di mera “promozione  o marketing dell’immagine” di un partito politico, facendo venire meno quelli che sono i valori identitari, i sentimenti, le emozioni e le sensazioni che essi devono trasmettere ai relativi simpatizzanti o militanti, sotto forma di propaganda. Se si cerca il significato del lemma Inno in un qualsiasi vocabolario potrete comprendere il mio pensiero:

Inno “Canto patriottico, politico, di guerra, ecc., da eseguire coralmente, ispirato all’esaltazione di valori ideali che trascendono l’individuo, di sentimenti comuni a un popolo, a un partito, a una qualsiasi comunità: intonarelevarealzaresciogliere un i.; l’I. di Garibaldi; l’Idei lavoratoriinazionale, canto patriottico prescelto come rappresentativo di un paese, destinato al canto corale o anche solo all’esecuzione musicale: la banda eseguì l’inazionalel’inazionale italiano” (Treccani, per leggere interamente le varie derivazioni di significato clicca qui ).

Iniziamo dunque il nostro viaggio alla scoperta delle “canzonette” politiche partendo dall’Inno dei Lavoratori (in origine, Il canto dei lavoratori) conosciuto anche come Inno del Partito operaio italiano (1886).

Prima ancora della nascita del Partito Socialista Italiano, a Genova nel lontano 1892, il movimento degli operai intonava questo inno, il cui testo venne scritto da Filippo Turati, uno dei padri fondatori del socialismo italiano. La musica invece venne composta da Zenone Mattei.

Secondo inno che desidero farvi ascoltare è Bandiera Rossa. 

Considerata inno del Partito Socialista e poi del Partito Comunista Italiano, Bandiera rossa è nata  con un testo parzialmente diverso da quello attuale, come  una canzone popolare di origine repubblicana e garibaldina (1870-1897, sono intercorse più revisioni e modifiche).  Il testo della canzone ad oggi nota nasce all’inizio del XX secolo: il testo originale di tradizione socialista è stato scritto da Carlo Tuzzi. Successivamente sono intervenute delle modifiche.

Terzo inno di grande ispirazione è O Bianco Fiore (1906), considerato Inno ufficiale della Democrazia Cristiana.

Scritto nel 1906 da Don Dario Flori, sacerdote cattolico, espressione del movimento democratico cristiano dell’epoca, il canto venne inizialmente adottato da Don Luigi Sturzo come l’Inno del Partito Popolare e successivamente della Democrazia Cristiana. La versione definitiva può considerarsi quella pubblicata dalla Rivista “La Chitarra” nel 1919, accompagnata da un articolo dello stesso Don Flori.

Dopo aver ascoltato questi testi si deve sottolineare l’aspetto valoriale ed identitario veicolato dalle parole utilizzate, che risulta predominante rispetto ad ogni altra caratteristica della musica. L’ideologia e quindi il valore di appartenenza al Partito o al Movimento (all’epoca movimento operaio, dei lavoratori, ecc.) è intrinseco alle canzoni cantate dagli stessi militanti, raffigurando quasi in modo metaforico quali siano  le idee  esposte.

Negli anni, questa tradizione è venuta meno e l’idea di poter trasmettere degli ideali di partito ai militanti attraverso delle canzoni è stata messa nel cassetto, cercando di trasformare tale funzione in un fenomeno di comunicazione e  di marketing dei partiti, nel senso di identificazione con un marchio:  si veda ad esempio la canzone creata ad hoc per la nascita del partito Forza Italia di Silvio Berlusconi, nato il 18 gennaio del 1994.

Ma veniamo agli ultimi “inni” finalmente.

Ecco quello del Movimento 5 Stelle “L’urlo della Rete. Uno vale Uno”.

Scritto da Leonardo Metalli e Raffaello Di Pietro che, anche se parlando di nuove frontiere, rete  e varie suggestioni di antipolitica, è scritto e cantato come una marcetta di sapore  “antico”. Non è il peggiore…

Passiamo in analisi ad “Inno” di Gianna Nannini, per il Partito Democratico.

Negativa la scelta di riciclare una canzone professionale (scritta e cantata da Gianna Nannini) con un testo che non ha nessuna attinenza con il partito e con una musica che dopo alcuni momenti si scorda, non apportando alcun effetto sull’immaginario collettivo. La scelta di scegliere degli “spartiti” di cantanti famosi risale all’inizio della storia dei democratici : dalla canzone di Rino Gaetano “Ma il cielo è sempre più blu” a “Mi fido di te” di Jovanotti, da una frase di Vasco Rossi “Un senso a questa storia” a “La canzone popolare” di Ivano Fossati fino a Neffa con “Cambierà”.

In ultima analisi, l’ultimo inno del Popolo della Libertà “Gente della Libertà”.

Il testo dell’attuale inno è stato scritto dallo stesso ex presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi in collaborazione con Mariarosaria Rossi e Danilo Mariani. Se lo ascoltate bene vi sembrerà di ricordare una vecchia canzonetta dell’infanzia… sembra assomigliare molto alla canzone Candy-Candy cantata da Cristina D’avena. Mettete sovrapposto l’inno a Candy Candy e scoprirete che lo spartito è quasi lo stesso!

Autore: Alberto Vanin

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