Volatilità elettorale

volatilità

04/03/2013 – E’ un concetto noto della scienza politica, in particolare di quella parte di politologia interessata ai flussi elettorali. Un concetto che è ritornato alla ribalta in questi giorni: quello di volatilità elettorale.

La volatilità elettorale indica – sensibilizzando all’estremo – la percentuale aggregata di elettori che da un’elezione all’altra ha cambiato voto. Cambiato voto per andare dove? e infatti, il concetto a questo punto distingue tra volatilità “intrablocco” e volatilità “extrablocco“, indicando con il primo concetto gli elettori che si spostano all’interno dello stesso settore dello spazio politico (ad esempio, gli elettori del PDL che si sono spostati su Fratelli d’Italia o gli elettori dell’UdC che hanno optato per Scelta Civica di Monti), mentre con il secondo concetto si intende quella parte di elettori che è uscita dal blocco politico di provenienza per spostarsi in un altro, come ad esempio gli elettori del PD che hanno scelto Monti o Movimento 5 Stelle.

La volatilità elettorale è un fenomeno mutevole, con dei punti fermi individuati – però – da svariati studi, soprattutto in chiave storico-comparata (ad esempio il classico “Identity, Competition, and Electoral Availability: the stabilisation of European electorates 1885-1985″ di Stefano Bartolini e Peter Mair, del 1990). Uno di questi punti fermi è che la volatilità è un termometro affidabilissimo della temperatura politica di un paese e – quando c’è la febbre – la volatilità sale, sale molto.

Nella storia repubblicana, dopo una fase iniziale di volatilità elevata, le oscillazioni si sono notevolmente stabilizzate (ad esempio, il consenso elettorale della DC è rimasto quasi invariato per 20 anni, oscillando di un punto percentuale più o meno tra il 1963 e il 1983), poi verso il passaggio tra I e II Repubblica (1992-94) la volatilità si è nuovamente impennata, generando la scomparsa di vecchi partiti (ad esempio il PSI o la DC) e la nascita di nuovi (FI su tutti), per poi stabilizzarsi ancora, nel periodo 1996-2013.

E ora? le elezioni del 24-25 scorso hanno comportato una volontà intrablocco e extrablocco elevatissima: circa 10.000.000 di elettori hanno cambiato voto, smentendo i pronostici che immaginavano una tenuta complessiva, almeno della coalizione di centrosinistra e questo dato – enorme – non fa che confermare la sensazione che la competizione 2013 sia stata per certi versi “fondativa” di un nuovo assetto partitico-elettorale.

E questo apre il problema del “che accadrà”, soprattutto per il Movimento 5 Stelle. Non credo sia imminente un crollo elettorale, per alcuni anni dovremo convivere con questa forza politica nuova che non potrà che in qualche misura integrarsi nel sistema, se non altro per cercare di cambiarlo. E quindi, prima o poi, dovranno finire di parlarsi solo tra loro, chiusi in una stanza, prigionieri dei due guru che ne guidano ogni mossa e dare un contributo.

Dovranno farlo perché la “febbre” che la volatilità elettorale indica, va in qualche maniera curata. In qualunque modo, ricordando però che più passa il tempo, più le cose peggiorano. E per dirla con Bersani (o con Crozza, vallo a sapere), “se piove, piove per tutti”.

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