Le mappe del voto: ogni italiano è un’isola

08/03/2013 – L’Italia post bipolarismo è un mix di magma progressista, rassemblement disgustato, ceto moderato…

Forse si poteva capire, anche prima dell’esito elettorale, quanto la nostra identità politica fosse frantumata, frammentata, dispersa in tanti segmenti. Almeno a giudicare da questa sintetica, ma significativa indagine dell’istituto di ricerca Swg, che ha scattato una fotografia statistica sulle nuove identità politiche, poche ore prima del voto. Si tratta di una rilevazione, fatta su un campione di tremila intervistati, ai quali è stato chiesto di scegliere una definizione per il proprio orientamento politico. Sintetizzato poi con un’ infografica delineata da tre bolle, che descrivono il sommovimento politico e lo stallo, istituzionale, che si è venuto a creare.

Se non fosse una questione tremendamente seria, si potrebbe anche sorridere, perché la bolla utilizzata per delineare i contorni dell’antipolitica che si fa ceto parlamentare, era stata catalogata come “rassemblement disgustato”. Ossia un 23% di elettori che, poco prima di andare alle urne, hanno guardato alle forze politiche in campo per le quali optare con sincero e democratico disgusto.

Dalla mappa delle nuove identità politiche emergeva, però, anche un dato nuovo con cui ora stiamo facendo i conti. E cioè, che in Italia non esiste più uno schieramento che possa ambire ad essere maggioritario. Alla faccia del bipolarismo seppur imperfetto per il quale – ormai ne siamo consapevoli – possiamo recitare un requiem.

Infatti nella seconda bolla, ci sono i coetanei, i figli e i nipoti di Pier Luigi Bersani, raggruppati nel “magma progressista”, che non supera il 30%, e quindi non poteva aspirare a guidare il Paese. Infine la terza bolla, quella più grande, tratteggia un’altra famiglia, che però non coincide con nessun partito: “il ceto dei moderati”, che riunisce il 36% degli intervistati. Ed è questa la novità che emerge, oltre al successo, ovviamente, del movimento scassakasta.

«Gli italiani sono soprattutto moderati, ma non per questo di centrodestra», spiega a Linkiesta il direttore scientifico di Swg, Enzo Risso, che ha curato l’indagine all’interno di un progetto di ricerca, appena avviato, sulle nuove identità politiche in divenire. «I dati ci dicono che la famiglia politica più corposa si definisce moderata, si tratta di italiani contrari al massimalismo e infatti il loro voto poi non è andato al Pdl di Berlusconi, considerato un elemento di polarizzazione, ma si è spalmato fra aggregazioni diverse».

Per capire quanto sia sfumata e fumosa la nostra identità politica, basta guardare la scala di aggettivi scelti dagli interpellati per catalogare il proprio spirito guida politico. I berlusconiani, per esempio, sono solo il 7,9%, che poi sono quelli che hanno permesso al Cavaliere di rimontare, nonostante il complessivo drastico calo dei consensi del Pdl. Una percentuale non molto diversa da quelli che, invece, si dichiarano anticomunisti, l’8%, ma non per questo hanno votato il Pdl. O i liberisti, il 9%, ma non questo motivo hanno votato il Pdl. O ancora democristiani, il 7,9%, ma non per questo motivo hanno votato il Pdl.

Insomma, la società politica italiana è estremamente liquida, per dirla con Zygmunt Bauman, dove ci sono ancora gli antifascisti, il 7,5% , che però probabilmente non hanno votato il centrosinistra, ma anche gli ambientalisti, il 10,4%, che forse non hanno optato per il centrosinistra. O ancora chi si definisce riformista, solo il 10,7% (sic), ma non questo motivo ha poi votato per il segretario del Pd. E dalle varie famiglie politiche emerse, ne è sorta una nuova: “la famiglia etica”, guidata cioè da principi morali, il 12,2%, senza confluire per forza nel magma grillino. La percentuale di quelli che hanno optato per la definizione “anticasta” infatti era del 20,3%, affiancati da coloro che invece hanno preferito l’aggettivo “antipolitico”, l’11,4%. I due gruppi, se si fa la somma, coincidono più o meno, con la fetta di consenso uscito dalle urne per il Movimento 5 stelle.

Come naufraghi alla deriva, gli italiani fotografati da queste cifre, sembrano essere tante piccole isole. Se a dichiararsi leghisti sono il 4,4%, gli anticapitalisti il 4%, i comunisti il 5,1%, gli anarchici il 3,6% , gli antisistema il 4,5%, i conservatori il 5,4% e i socialdemocratici il 5,7%. E deve essere vero che in Italia non si fa la rivoluzione perché ci si conosce tutti: la percentuale di quelli che si dichiarano rivoluzionari non è stata neanche pervenuta, almeno da una prospettiva statistica. Morale, il bipolarismo è morto, il ceto moderato è più numeroso del movimento anticasta, ma disperde i suoi voti fra diversi gruppi politici o non va a votare, la società italiana è disorientata e anche chi scrive questo articolo non si sente molto bene.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/mappa-voto#ixzz2MwIvQRYA

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