#Quirinale: Twitter diventa l’arena della spaccatura del Pd

sede-roma-pd-300x19918/04/2013 – L’assemblea dei grandi elettori seguita in diretta sul social network, con esponenti del partito e militanti a commentare (e contestare) la scelta.

Per molti non c’è stato bisogno di attendere pastoni e «retroscena» della stampa del giorno dopo, per sapere che al teatro Capranica di Roma ieri sera è andata in scena la quasi disfatta del Partito Democratico.

Molti lo sapevano già, perché ieri bastava collegarsi su Twitter a riunione in corso per leggere la cronaca, i commenti e soprattutto le critiche, con cui militanti ed esponenti del partito hanno accolto (e in larga parte contestato) la decisione dell’assemblea dei grandi elettori di candidare Franco Marini al Quirinale.
Un grande partito che si sfalda su un nome, e alla sua spaccatura in tanti assistono e partecipano, in tempo reale. A colpi di 140 caratteri, tante quante sono le battute disponibili in un tweet.

Come quelli lanciati dal vicepresidente dell’assemblea nazionale del PD Ivan Scalfarotto, che era lì in assemblea. Il suo «verbale in diretta» della seduta ha animato la discussione sul social network e alimentato la protesta, che montava in contemporanea all’interno del teatro, su Twitter e poi anche in piazza, in una convergenza reale-virtuale (virtuale per modo di dire) che paradossalmente ha unito nella divisione.

Mentre il neo candidato del Pd a sindaco di Roma Ignazio Marino ribadiva il suo scetticismo nei confronti del suo quasi omonimo – «Sono preoccupato: rispetto Franco Marini ma non penso possa rappresentare l’Italia di oggi e di domani» – Scalfarotto riferiva man mano i dubbi e le contrarietà esposti in assemblea dai vari esponenti del partito, da Nichi Vendola (che poi con Sel ha abbandonato l’aula) a Corrado Mineo («la candidatura Marini sarà percepita come un arrocco delle vecchie forze politiche. Pure Mineo si sfila»), Andrea Martella («Martella, veltroniano puro, dice che si adeguerà, ma che Marini non è quello che chiede il paese»), Giuseppe Civati («Quelli di M5S non sono dei deficienti, la candidatura di Rodotà andrebbe valutata con attenzione dice civati»), Sandro Gozi («Gozi fa il ritratto di Prodi e dice che Marini non è Prodi»), Sandra Zampa («Zampa non voterà Franco Marini, la cui immagine le ricorda la caduta del governo ulivista»).

Ma è con l’endorsement a Marini di Stefano Fassina che la disfatta è servita, almeno sul web: «Fassina dice che la cognata che lavora alla posta e il cognato che fa l’elettrauto non sanno chi è Rodotà». «In tanti non sanno neanche chi sia Fassina», risponde qualcuno. Ed è solo una delle reazioni più tenere.

Fonte: ilsocialpolitico.it

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