Regolamentazione dell’attività di lobby: l’opzione socialista

Articolo tratto dal sito http://www.avantionline.it

Transatlantico

Nel linguaggio anglosassone le “lobby” sono gruppi di pressione che cercano di esercitare la propria influenza sul potere politico al fine di curare i propri, legittimi, interessi. Un sale per la democrazia e una pratica esercitata, oltre che dai tradizionali attori economici, anche da organizzazioni di diritti umani e gruppi di cittadini accomunati da uno specifico interesse. Nulla di male, fino a quando tutto è alla luce del sole. Diverso è, invece, se gli strumenti di pressione diventano oscuri, segreti, illegali. È quello il confine che trasforma l’attività di lobbying in qualcosa con un altro nome: corruzione. «Innanzitutto è bene precisare che quanto emerge dal servizio de “Le Iene” descrive un’attività di tipo criminale e non di lobbying. Pagare i politici rientra in un reato delineato dalla legge anticorruzione, definito traffico di influenze». A dichiararlo all’Avanti!, in riferimento ad un’intervista anonima rilasciata alla popolare trasmissione televisiva “Le Iene”, è il professor Giuseppe Mazzei, docente universitario, giornalista, fondatore e presidente dell’associazione “Il Chiostro – Per la trasparenza delle lobby”, la prima associazione di lobbisti italiani. Una regolamentazione del settore è possibile. Ha fatto scuola il “modello Toscana” promosso nel lontano 2002 da Nencini, segretario del Psi, allora presidente del Consiglio regionale toscano. Quella legge regionale ante litteram di disciplina dei gruppi di pressione e di interesse ha gettato le basi di una proposta di legge innovativa depositata al Senato.

L’INTERVISTA SHOCK DE LE IENE – «Ci sono le multinazionali che ogni mese per mezzo di un loro rappresentante fanno il giro dei palazzi, sia al Senato che alla Camera: incontrano noi assistenti e ci consegnano dei soldi da dare ai rispettivi senatori e onorevoli». La dichiarazione viene da una fonte anonima che dice di svolgere l’attività di assistente parlamentare. L’intervista continua spiegando che il denaro serve a «far sì che quando ci sono degli emendamenti da votare, i senatori e gli onorevoli li votino a favore della categoria che paga». Uno scenario inquietante, che il professor Mazzei inquadra all’interno del vuoto normativo italiano in materia: «il problema è che questi signori continuano ad accedere alle aule parlamentari perché non esiste una legge chiara che regolamenti l’attività di lobbying. Penso ad una legge che permetta, anche a chi non paga e non compie illeciti, di uscire dalla zona d’ombra in cui si trova oggi».

NENCINI “PIONIERE” DELLA NORMATIVA SULLE LOBBY – Un tema che mette a confronto il Paese con i suoi ritardi culturali, normativi e politici: «Sono anni che noi proponiamo che vi sia un regolamento severo della materia che preveda delle norme, un registro delle lobby, delle regole e delle sanzioni per chi viola le norme» aggiunge Mazzei. Ma, nonostante la tendenza generale, c’è chi, da tempo, spinto da una vocazione riformista, da una visione politica capace di guardare oltre i confini nazionali, si era già mosso nella direzione della regolamentazione e della trasparenza del mondo delle lobby. Era il 2002, infatti, quando il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi, allora presidente del Consiglio regionale toscano, si fece promotore, esempio unico nel panorama italiano, di una legge regionale di disciplina dei gruppi di pressione e di interesse. Oggi, quell’esperienza, grazie alla presenza dei socialisti nel Parlamento italiano, si è tradotta in una proposta di legge innovativa depositata in Senato da Nencini.

L’INIZIATIVA SOCIALISTA IN SENATO – «Conosco molto bene quanto avvenuto in Regione toscana in merito al tema lobby. Riccardo Nencini è stato un vero e proprio pioniere in questa materia e quello che fa anche oggi come senatore continua a rappresentare un punto di riferimento» continua Mazzei, ricordando la proposta depositata in Senato da Nencini, definita dal professore come «la migliore, più completa e precisa da quando si aprì il dibattito, 40 anni fa». La bozza, infatti, partendo dalla vocazione socialista, che unisce l’attenzione ai temi sociali con un’attitudine liberale, nasce dall’idea che i gruppi d’interesse vadano valorizzati come strumenti per ampliare la partecipazione e il pluralismo, sia in campo economico che sociale. Un ruolo che deve essere espletato in accordo con la necessità di trasparenza propria del processo democratico. Un’idea socialista per un’Italia più europea, più libera.

Roberto Capocelli | Avantionline.it

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