Competizione

matto24/06/2013 – Un articolo del Corrierone di oggi riporta uno studio di due economisti (e quindi da prendere con le pinze…) che dimostra come i politici italiani siano – in chiave comparata – quelli che si impegnano di meno e ne attribuisce le ragioni all’indebolimento della categoria dei “professionisti della politica”.

Per considerazioni su questo aspetto – direi suggestivo – rinvio alla lettura dell’articolo, che è piuttosto stimolante e intelligente. Vorrei però sviluppare una riflessione su un altro aspetto che indebolisce la qualità della politica: l’assenza di competizione.

Quando siamo in gara, cerchiamo di dare il meglio di noi stessi e il meglio in campo politico è dato da due aspetti: a) capacità di strutturare opzioni politiche per risolvere problemi collettivi e b) rappresentare il proprio territorio o il proprio gruppo politico-sociale di riferimento. Entrambi questi aspetti sono stati annacquati da due fattori che hanno connotato il processo politico degli ultimi 20 anni: il “fattore B.” e la legge elettorale.

Il “fattore B.” è il fattore Berlusconi. Inutile girarci attorno, dal 1994 ad oggi ogni campagna elettorale (e quindi ogni processo di selezione dei parlamentari) è stato caratterizzato da un bipolarismo malato tra sostenitori e oppositori di Silvio Berlusconi. Ogni tema politico, ogni issue, ogni proposta è stata letta in base alla domanda: “conviene o no a Berlusconi?”. E questo nelle proposte costituzionali di rafforzamento dell’esecutivo, questo nelle proposte volte ad agire sulla pressione fiscale, questo nelle proposte di riforma del sistema giudiziario e potrei andare avanti ad elencare… Il punto è: fino a quando la politica italiana sarà divisa tra “pro” o “contro” Berlusconi, non avremo mai una “competizione” sulle idee e sul merito dei problemi, ma solo tra Guelfi e Ghibellini. Cioè la politica come dicotomia amico-nemico più che come razionale scontro su opzioni programmatiche diverse. Esagero? forse… ma quando è emersa l’ipotesi semipresidenzialista, subito qualcuno ha detto “e se poi viene eletto Berlusconi”? oppure sull’Imu la battaglia è stata tra chi sosteneva che “Berlusconi la vuole abolire” e chi invece ricorda che “venne decisa da Berlusconi” e lo stesso – in queste ore – viene detto sull’aumento dell’Iva…

Il secondo elemento che ha ucciso la competizione è stata la legge elettorale, perché produce una rappresentanza sostanzialmente svincolata da una logica di responsabilizzazione tra eletti ed elettori. Le liste bloccate hanno portato a fenomeni imbarazzanti di trasformismo, di mediocrità, di autoreferenzialità e questo vale sia per la destra, che per la sinistra, che per il M5S. Nel PDL gli eletti sono essenzialmente messi in lista per garantire che sui temi cruciali – tv e giustizia – saranno in linea con la volontà e gli interessi del Capo. Nel PD la selezione è avvenuta con primarie-farsa con la finalità essenziale di blindare il blocco di potere bersaniano e isolare quello renziano. Nel M5S invece i candidati sono stati scelti da pochi eletti in possesso di accesso Adsl e certo non possono osare a fare i parlamentari sul serio, altrimenti l’espulsione è dietro l’angolo, come testimoniato dai recenti sommovimenti nel gruppo senatoriale dei pentastellati. In questa logica, l’autonomia del parlamentare (requisito fondamentale per la competizione) viene annientata dalla logica del “branco” e dalla de-responsabilizzazione di massa. Ma in fondo, se per essere riconfermato in Parlamento la sola cosa che conta è la volontà del “capo”, perché mai dovrei perdere tempo e risorse per legittimarmi sul serio sul territorio?

Come se ne esce?: ci vogliono tre cose, due da sole temo non bastino:

1. Una riduzione dei parlamentari. Sono 1000 tra Camera e Senato. Ne basterebbero 500 alla Camera e un centinaio al Senato, cioè 600;

2. Una legge elettorale strutturata su collegi uninominali. Solo la competizione “uno a uno” (come per i sindaci o i presidenti di regione) favorisce l’assunzione di responsabilità diretta da parte del singolo “competitor”. Il quale deve provarci perchè “o ce la faccio io, o ce la fai tu, non possiamo farcela entrambi” e quindi la gara diventa vera e aperta;

3. Il ritiro dalla politica di Silvio Berlusconi. Romano Prodi oggi ha fatto un passo indietro, Silvio faccia il suo e consenta al Paese di ripartire e di parlare d’altro. Finalmente.

Autore: Marco Cucchini

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