Qualche domanda sul Semipresidenzialismo

01/07/2013 – L’incontro che – come associazione Poli@rchia – abbiamo organizzato venerdì scorso mi ha acceso alcune domande sul “Semipresidenzialismo all’Italiana”… Domande che sono rimaste per certi versi prive di una vera risposta e che ora – quindi – lancio in aria, sperando che qualcuno mi conforti e mi dia delle risposte capaci di non togliermi il sonno.

1. Oggi il presidente della Repubblica è una istituzione di garanzia e – in quanto tale – amata e stimata dagli italiani. Siamo consapevoli che passare a un sistema a elezione diretta del presidente farà venire meno questo istituto di garanzia? Che quindi ci sarà una istituzione “unificante” in meno? Siamo già divisi su tutto, davvero abbiamo bisogno di dividerci anche sul Quirinale?

2. Nell’esperienza francese il governo non viene insediato attraverso un voto di fiducia preventivo. Questo consente così la formazione di governi “del presidente” che non sono tenuti neppure a una presentazione programmatica davanti al Parlamento. Inoltre, gran parte delle norme sono di rango regolamentare e quindi la competenza legislativa dell’assemblea è limitata a poche materie, mentre il governo – facile da insediare, difficile da revocare – è (assieme al Presidente) dominus dell’intero processo politico. Questo vogliamo? basta saperlo…

3. In Francia si vota con il sistema elettorale maggioritario a due turni e anche in Italia si da per scontato che il Semipresidenzialismo porterebbe all’adozione di un sistema di questo tipo. E’ un sistema ottimo, che richiede però un alto livello di coesione culturale e politica sia a livello di élite, sia a livello di comunità civile. Perché? beh, per il rischio concreto di “Parlamenti semimonocolore”: nel 1968 il partito Gollista ottenne il 74% dei seggi all’Assemblea Nazionale, mentre nel 1993 il centrodestra ottenne addirittura l’82% dei seggi. Siamo sicuri che il nostro sistema reggerebbe allo stress di una parte politica rilevante (il centrodestra o il centrosinistra) praticamente espulsa dalla rappresentanza? Come sarebbe stata la storia del nostro Paese se Berlusconi avesse potuto disporre di una maggioranza del 75% dei voti?

4. In Francia il potere inquirente della magistratura è nei fatti sottoposto all’esecutivo e fino al 2008 il presidente della Repubblica era anche capo del CSM, come oggi il presidente della Repubblica italiana. Rivedere il ruolo del Quirinale significa anche mettere mano a questo e sappiamo che appena si tocca il tema “giustizia” il nostro sistema diventa incandescente…

5. La classe dirigente francese è non solo molto coesa, ma ha anche un elevato livello di qualità, essendosi formata nella sua quasi totalità nelle Alte Scuole di formazione dell’Amministrazione Pubblica e questo ha garantito una continuità nelle performance pubbliche. Oggi invece, uno dei problemi della società italiana è data dallo scadente livello della classe dirigente italiana, la sua assenza di “patriottismo costituzionale”, la sua scadente cultura, il suo infimo senso delle istituzioni. Non è una differenza da poco…

6. Infine il cosiddetto principio della “volontà popolare”. I sostenitori del semipresidenzialismo dicono che “il popolo italiano è matura per decidere da solo”. Vero. Infatti nel 2006 decise di bocciare la riforma costituzionale del centrodestra. Forse al popolo italiano piace ancora la Costituzione del 1947, vallo a sapere!

Autore: Marco Cucchini | Poli@rchia

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