Quando il giudicato è un Politico…

09/09/2013 – Nel 1792 i deputati della Convenzione decisero che Luigi Capeto, re detronizzato di Francia, doveva essere processato. E quindi si allestì una rappresentazione che voleva essere formalmente garantista, con le prove dell’accusa, le controprove della difesa, l’intervento dell’accusato e – infine – un giudizio il più possibile documentato e basato su fatti. Ovviamente non andò così… come sostenuto con lucida severità da Maximilien Robespierre, che dal suo podio ricordò ai colleghi deputati che “Luigi non è un accusato, voi non siete dei giudici… Se Luigi fosse un imputato dovrebbe essere presunto innocente. Ma se Luigi è innocente, che ne sarà della Rivoluzione? … Luigi deve morire perché la patria viva”,

Charles2Il PDL nega oggi la liceità delle procedure che si intendono seguire, dato che porterebbero inevitabilmente alla decadenza di Silvio Berlusconi e questo è normale: anche Maria Stuart, Carlo I o Luigi XVI negarono la liceità di quanto stava accadendo, insinuando che il processo intentato fosse meramente politico. Ed è questa la verità. La verità dei processi a Maria Stuart, a Carlo I d’Inghilterra, a Luigi e a tutti gli altri statisti trovatisi di fronte a una giuria di uomini politici. Ed è anche la verità di quanto verrà discusso oggi pomeriggio nella Giunta per le Elezioni: quando dei politici “giudicano” un altro politico non è mai una faccenda di diritto, ma sempre e solo di politica.

Per questo il PDL – che invita la giunta a “non prendere una decisione politica” – dice una cosa che sa essere falsa: la giunta è fatta di politici e le loro scelte sono politiche. Tutto il PDL è per il rinvio perché questo è l’ordine di scuderia, mentre tutti gli altri sono per la decadenza perché questo è l’ordine dell’altra scuderia e quindi – in fondo – ci si può chiedere se abbia ancora un senso l’art. 66 della Costituzione.

L’art. 66 testualmente dice che “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”, che è uno dei capisaldi della cosiddetta “autodichia”, cioè la facoltà riconosciuta al Parlamento di “autogovernarsi” e che comprende anche – in successione – il principio del divieto di mandato imperativo (67), l’immunità parlamentare (68) e il regime delle indennità (69). Si tratta di principi risalenti al liberalismo Ottocentesco, quando l’Esecutivo era la controparte del Legislativo, quando la tendenza alla regressione autoritaria era costantemente dietro l’angolo e quando non esistevano i partiti strutturati e di massa e quindi il singolo parlamentare era veramente più libero, votava su questioni d’onore sulla base di considerazioni anche etiche o valoriali, non solo in base a quanto gli veniva ordinato.

Il mondo dell’art. 66 non esiste più da tempo. Mantenere in vita forme di tutela del parlamentare non più in linea con la politica attuale è non solo inutile, ma dannoso, perché può andare a cozzare contro l’esigenza stessa del rispetto della volontà popolare. Come accadde nel 2001. In Puglia – in uno dei collegi del brindisino – per un mero errore di calcolo in un seggio (senza dolo, solo distrazione), venne proclamato eletto il candidato del centrodestra, mentre in realtà il più votato era quello del centrosinistra.

Il tribunale di Bari accertò la non sussistenza di un dolo (e quindi l’assenza di un reato da perseguire) e quindi demandò la decisione finale alla Giunta delle Elezioni che – malgrado l’evidenza dell’errore materiale avvenuto – mantenne in carica il parlamentare ingiustamente eletto. Perché? perché il partito del “deputato abusivo” (che era di maggioranza) difese il proprio adepto, mentre il partito del deputato mancato (minoranza) non potè nulla. Questi sono i giudizi delle Giunte per le Elezioni. Non sono un nuovo grado di giudizio, non sono un tribunale, non sono Principi del Diritto quelli che deliberano. Sono uomini di partito, che decidono secondo la volontà del partito. Questo è quanto.

Il vero problema, quello principale, è che non esiste una visione condivisa di ciò che è “fair” e ciò che è “unfair”. Non solo in Parlamento, ma anche nel Paese i berlusconiani pensano che il loro idolo sia vittima di una ingiustizia e gli antiberlusconiani pensano che il “Caro Leader” della destra sia il responsabile di ogni nequizia, di ogni indegnità accaduta nel Paese negli ultimi 20 anni. E questa continua guerra civile fredda ha ingessato l’Italia, l’ha incattivita, l’ha rallentata e resa più debole.

E tutto ciò a prescindere dalle chiacchiere e delle manfrine che si fanno nella Giunta delle Elezioni del Senato…

Marco Cucchini | Poli@rchia ©

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...