Conciliare politica e ragione: l’illuminismo di Habermas

13/09/2013 – Formatosi alla Scuola di Francoforte, negli anni ’70 il filosofo tedesco si allontana dal neo-marxismo e si concentra sul tema dell’etica del discorso e dell’importanza di un’opinione pubblica forte. La sua teoria è un esempio paradigmatico di democrazia deliberativa. La lezione di Maurizio Ferrera
Conciliare politica e ragione: l'illuminismo di Habermas

Juergen Habermas è considerato uno dei più autorevoli filosofi viventi. Combinando in modo creativo spunti, approcci e metodi tratti sia dalla tradizione “continentale” sia da quella “analitica”, egli si è occupato di una vasta gamma di temi: la teoria politica e sociale, l’epistemologia e la filosofia del linguaggio, l’estetica, la filosofia della religione. Nei suoi molteplici lavori, ha dialogato con i principali autori del tardo Novecento, da Rawls a Foucault, da Gadamer a Hilary Putnam.

Habermas si è formato presso l’Istituto di scienze sociali di Francoforte e la prima fase del suo pensiero è ispirata al programma neo-marxiano di critica radicale alla società capitalistica elaborato da Marcuse, Adorno, Horkheimer. Il contributo di Habermas a questo programma è stata la sua Storia e critica dell’opinione pubblica, nel quale vengono messi a nudo i meccanismi di “consenso coatto” che nella società tardo-borghese dominano la formazione delle credenze dei cittadini.

Nel corso degli anni Settanta, il pensiero di Habermas registra un “mutamento di paradigma”, che lo allontana dal neo-marxismo proiettandolo verso la filosofia del linguaggio, la filosofia morale e politica. In Teoria dell’agire comunicativo, il grande filosofo riflette sulle condizioni universali e necessarie per ogni comunicazione inter-soggettiva volta all’intesa. Perché si possa avere una discussione autenticamente “razionale” (definita Diskurs) occorre che i parlanti siano eguali e liberi da condizionamenti e che le loro prese di posizione siano informate da tre criteri: giustezza, verità e veridicità. Non la forza, l’autorità o l’interesse, ma solo la capacità di convincimento delle migliori ragioni deve guidare il “discorso” e portare all’accordo.

In Etica del Discorso, Habermas chiarisce che la razionalità dell’agire comunicativo ha non solo valenza logica, ma anche normativa: essa delinea infatti una “situazione discorsiva ideale” basata sulla pariteticità dei partecipanti (e la loro adesione ai tre criteri) che serve da norma, da punto di riferimento per ogni discussione del mondo reale. L’etica habermasiana non è solo cognitivista (i principi morali hanno una fondazione razionale) ma ha anche pretese universalistiche (le condizioni trascendentali dell’argomentazione razionale valgono per ogni cultura) e carattere dialogico-sociale (le norme etiche scaturiscono da discussioni pubbliche).

In campo politico, partendo dalla razionalità comunicativa e dall’etica del discorso Habermas ha elaborato un’originale teoria “epistemica” della democrazia. Il bene primario è l’autonomia privata dei singoli individui, che si afferma e si difende non solo tramite il governo della legge ma anche attraverso la partecipazione diretta nella definizione e interpretazione delle leggi. Come per Rawls, il requisito di base di una società democratica è la garanzia di un insieme di libertà di base inviolabili. La legittimità delle norme collettive dipende però dall’osservanza di un altro principio: a tali norme si deve arrivare per il tramite di processi discorsivi (ossia basati sull’etica del discorso) legalmente disciplinati e costituzionalmente protetti.

La teoria di Habermas è considerata come esempio paradigmatico di democrazia deliberativa. In senso stretto, è tuttavia più corretto definirla come “proceduralismo epistemico”: se ispirata al modello della situazione discorsiva ideale, la democrazia garantisce equità di partecipazione e produce ragionevolezza sostantiva. Nel brano qui riportato (tratto da Fatti e Norme) Habermas caratterizza la sua posizione rispetto alle tradizioni del liberalismo e del repubblicanesimo.

Le opere di Habermas hanno un taglio prettamente teoretico, non facilmente accessibile al lettore privo di competenze specialistiche. Il grande filosofo tedesco si è però spesso misurato con questioni di rilevanza pratica: politiche sociali, immigrazione, multiculturalismo, integrazione sovra-nazionale. L’etica del discorso e la teoria epistemica della democrazia forniscono spunti e suggerimenti rilevantissimi per disegnare architetture istituzionali che siano all’altezza delle sfide che oggi dobbiamo fronteggiare e poggino sul consenso razionale e ragionevole dei cittadini. Nei suoi ultimi scritti, Habermas si è sforzato di applicare il proprio quadro analitico e normativo alla crisi e alle prospettive dell’organizzazione politica europea. Se la Ue realizzasse anche solo alcune delle proposte di Habermas, l’Europa aprirebbe una nuova fase del grande progetto illuminista: riconciliare politica e ragione, mettendo l’una al servizio dell’altra.

Autore: Maurizio Ferrera | Fonte: europaquotidiano.it

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