Il Trentino Alto Adige lontano dai partiti tradizionali “Italiani”

31/10/2013 – Domenica 27 Ottobre si sono tenute in Trentino Alto-Adige le elezioni “regionali”, o per meglio dire le due elezioni provinciali – Trento e Bolzano – che comporranno insieme il Consiglio regionale. A Trento ha trionfato Ugo Angelo Giovanni Rossi, che con il 58,18% dei voti ha portato alla vittoria la coalizione di centrosinistra (PD, Unione per il Trentino e altri minori), acquisendo voti rispetto alle precedenti elezioni in cui la coalizione aveva registrato un 56,9%.

Rossi, leader del Partito Autonomista per il Trentino-Tirolese (PATT), ha festeggiato la vittoria ringraziando i sostenitori e dimostrando come «essere persone in mezzo alle persone» abbia ripagato l’impegno in campagna elettorale e sarà auspicabilmente anche lo spirito che guiderà i prossimi cinque anni. Sono tre i fondamenti politici del programma di Rossi: unità della coalizione negli obiettivi posti, serietà per un lavoro costante rivolto alle persone e, infine, sobrietà.

Ma chi sono gli sconfitti? Le forze di centro destra, che da numeri a due cifre nelle elezioni del 2008 scendono a risibili risultati come 6,6% per la Lega Nord e il 4.3% per il candidato della Forza Trentino; il Movimento 5 Stelle non sfiora nemmeno il 6% attestandosi al 5,7%, perdendo quindi più della metà dei consensi registrati alle politiche. Furiosa con i dirigenti nazionali del partito, Michaela Biancofiore, inun’intervista al giornale trentino L’Adige, lancia l’accusa di «vittoria del voto clientelare»; inviata in loco da Berlusconi per risanare la situazione del centrodestra, accusa gli alti vertici di non aver saputo (o peggio, voluto) sfruttare il nome del Cavaliere e il simbolo di Forza Italia a favore invece di frammentazioni territoriali che«hanno solo disorientato i nostri elettori». Stupore registrato anche tra gli elettori secondo un sondaggio de L’Adige che alla domanda “vi aspettavate una vittoria così schiacciante per il centrosinistra autonomista?” hanno risposto per il 67% no.

Più difficile e contrastata la situazione nella provincia di Bolzano, per la quale molto forti e in ascesa rimangono le tendenze autonomistiche e nazionalistiche soprattutto legate alla presenza comune di una cultura italiana e una austro-tedesca. IlSüdtiroler Volkspartei (SVP) si afferma ancora il primo partito con il 45,7% dei voti (in calo di due punti percentuali rispetto al 2008), ma perde per la prima volta la maggioranza assoluta in Consiglio. La provincia di Bolzano non prevede l’elezione diretta del Presidente e il voto del Consiglio ha deciso per la figura di Arno Kompatscher, già presidente del consorzio dei comuni della provincia, il quale chiude l’era (denominata del Kaiser, imperatore) Durnwalder.

Secondo partito si attestano i Freiheitlichen (“liberali”, in verità esponenti di destra nazionalistica) che guadagnano il 17,9% dei consensi; anche qui la coalizione locale di Forza Alto Adige – Lega Nord e Autonomie si ferma al 2,5%, come il M5S. Un sondaggio di STOL (Südtirol Online) dimostra come la convivenza tra le due culture frammenti moltissimo le opinioni rispetto al risultato: alcuni sorpresi dall’ascesa dei Freiheitlichen, altri che si sarebbero aspettati un consenso maggiore; tuttavia, la perdita della maggioranza assoluta della SVP solleva perché da questo momento sarà costretta a confrontarsi con gli altri partiti, ma c’è anche sconforto per la “perdita” di alcuni consiglieri italiani che avrebbero salvaguardato maggiormente gli interessi della pars italiana.

Autore: Giulia Brioschi | Fonte: spinningpolitics.it 

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