Per un dibattito sui diritti…

11/11/2013 – Nel dibattito disordinato e privo di una qualche logica direzione che anima il tema delle riforme costituzionali c’è un solo punto fermo: “la I parte è perfetta così com’è”.

Acqua_bene_comune11Per coloro che non sanno, la I parte della Costituzione è quella relativa agli articoli compresi tra 13 e 54 e disciplina nel dettaglio i diritti e i doveri dei cittadini in campo civile, sociale, economico e politico. Cose grosse, insomma, mica piccinerie… E dentro si trova di tutto: la libertà personale, di movimento, di espressione e opinione, di credo religioso, di associazione. E poi il matrimonio, i diritti dei figli, la salute, le basi istituzionali del welfare state, la scuola, la parità di genere, i diritti del lavoro e quelli della proprietà, fino a giungere al voto e ai partiti.

La II parte – invece – riguarda l’Ordinamento della Repubblica e quindi si organizzano funzioni, attribuzioni, poteri e competenze del Parlamento, del Presidente della Repubblica, del Governo, della Magistratura, delle Autonomie Territoriali e le modalità di revisione e tutela della Costituzione. Anche queste cose sono straordinariamente importanti, ma di maggiore complessità e comprensione per il cittadino medio. Infatti, comprendere la frase “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti” (art. 32) è assai semplice, mentre magari la frase “Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa” (art. 113) richiede un livello di preparazione maggiore.

Però se ci ragioniamo un attimo, forse è proprio la I parte della Costituzione – quella semplice – che ha bisogno di una rilettura abbastanza profonda. Infatti, se le forme di governo sono rimaste più o meno le stesse a partire dal XVIII° secolo, il rapporto tra Stato e società, tra potere politico e cittadini e tra cittadino e cittadino si è profondamente modificato nel corso degli ultimi 60 anni. E così, se la parte relativa all’Ordinamento della Repubblica può semplicemente essere oggetto di una piccola cura di bellezza, potrebbe forse essere la I quella da riformare sul serio.

Pensiamo infatti come nell’arco degli ultimi 50 siano cambiate sensibilità e sistema dei valori anni e come questi cambiamenti siano considerati meritevoli di tutela e anche di una formalizzazione costituzionale. Qualche esempio…

La Costituzione Svizzera del 2000 ha un articolo a tutela della privacy (art. 13), prevede lo sviluppo sostenibile (art. 73), la protezione dell’ambiente (art. 74) e degli animali (art. 80), ma anche la disciplina della medicina riproduttiva e della ingegneria genetica (artt. 119-121).

La Costituzione della Bolivia (2009) tra le molte innovazioni rispetto al testo precedente ha inserito la tutela dell’accesso all’acqua, definita “diritto umano, un bene pubblico ed un patrimonio comunitario” e oggetto di una disciplina ampia e ambiziosa (artt. 16, 20, 373, 374).

La Francia nel 2004 si è dotata di una “Carta dell’Ambiente” inserita in coda alla Costituzione e richiamata nel Preambolo al testo del 1958. La Costituzione del Sudafrica del 1996 vieta la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale (art. 9) e la Costituzione della Grecia – riformata nel 2008 – ha inserito tra i diritti fondamentali quello di paritario accesso alla “Società dell’Informazione” (art. 5A) e il tema dell’accesso equo alle fonti di comunicazione via internet è stato oggetto di una sentenza del Consiglio Costituzionale Francese (2009) e della Corte Costituzionale della Finlandia (2010).

Privacy, procreazione, ricerca scientifica, ambiente, sostenibilità, diritti Lgbt, beni comuni, internet… Il nostro dibattito politico è ossessionato dal tema della stabilità politica ma ignora l’evoluzione delle sensibilità, dei bisogni, dei costumi e delle speranze delle persone.

Certo, il buon funzionamento delle istituzioni è un tema fondamentale. Senza istituzioni funzionanti non è possibile perseguire con costanza e efficienza le finalità proprie dello Stato democratico. Ma ricordarsi, ogni tanto, che le Costituzioni dovrebbero essere un patto sulle basi fondamentali che regolano il vivere civile non sarebbe sbagliato…

Autore: Marco Cucchini

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