Primarie Pd, la sfida passa dal web così i tre candidati usano la rete

27/11/2013 – Le campagne virali di Matteo Renzi, la “voglia di sinistra” di Gianni Cuperlo, il blog dell’outsider Giuseppe Civati. Ecco le diverse strategie dei politici che aspirano alla segreteria democratica.

L’unico confronto televisivo sicuro, al momento, è quello del 29 novembre, quando mancheranno meno di dieci giorni al voto dei gazebo. Sarà su Sky, con un format simile a quello usato l’anno scorso per le primarie di coalizione e vi parteciperanno tutti e tre i candidati alla segreteria Pd: Matteo RenziGianni Cuperlo e Pippo Civati. Sarà questo il momento di massima visibilità sui mainstream media di una campagna in cui è vietata per regolamento “la pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari o la propaganda personale su radio, tv e giornali”. I candidati stanno quindi lavorando soprattutto su Internet, a parte le ospitate ai talk show e gli incontri di persona sul territorio. Ecco come.
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Renzi cambia verso.  Chi segue le vicende della sinistra italiana forse ha sentito parlare dell’agenzia Proforma di Bari, nota per aver curato le due campagne vincenti di Nichi Vendola governatore della Puglia. Ma il gruppo di creativi diretto da Enzo Pasculli ha fatto anche altro, più o meno nella stessa area politica: da Debora Serracchiani (candidata e poi governatrice in Friuli) a Francesca Barracciu, che ha da poco vinto le primarie democratiche in Sardegna. Nel 2006 Proforma ha lavorato anche per Cuperlo, allora responsabile della comunicazione dei Ds, con una serie di video elettorali. Ora l’agenzia ha preso in mano l’immagine di Matteo Renzi e per lui ha inventato quello slogan, “L’Italia cambia verso”, che ne caratterizza la campagna.L’idea è semplice, dicono: «Renzi ribalta le abitudini peggiori del Paese e le sostituisce con le aspirazioni dell’Italia che va nel verso giusto». Il risultato è una serie di slogan composti da una coppia di parole: quella che esprime un valore negativo è scritta da destra verso sinistra (come allo specchio) mentre quella positiva si legge normalmente da sinistra verso destra: ad esempio, “raccomandazione” è scritto alla rovescia e “merito” nel senso giusto. Il tutto diventa anche un giochino aperto in Rete dove chiunque può creare il suo manifesto, generando uno slogan e condividendolo sui social: l’utente Giovanna, ad esempio, ha scritto “indifferenza” alla rovescia e “passione” nel verso giusto; Luciano ha contrapposto “futuro” a “rassegnazione”; Patrizia “talento” a “mediocrità”. E così via, in una campagna che punta a essere fatta dal basso e a diffusione virale (oltre diecimila i poster virtuali generati finora). Immancabili, ovviamente, le prese per i fondelli: c’è chi ha scritto “Rigore è quando arbitro fischia” (firmato Vujadin), chi “Dai la cera, togli la cera” e chi ha contrapposto “dieta” a “pizza”. Ma anche questo fa parte del gioco e alla fine ne aumenta la risonanza.L’operazione Renzi è curata tra Bari e la sede di Proforma a Roma, a due passi dal Colosseo, dal direttore creativo Giovanni Sasso che sottopone le sue idee allo stesso sindaco e ai suoi collaboratori più stretti, come la deputata Maria Elena Boschi. Obiettivo dichiarato: mostrare lo “stacco generazionale” rappresentato dal sindaco di Firenze, «la sua lontananza dalle ideologie e dai riti politici del Novecento, il suo far parte di un mondo nuovo, pragmatico, che guarda al futuro e non al passato». Secondo quelli di Proforma queste caratteristiche appartengono a Renzi «in modo naturale, come è emerso anche nella diretta Twitter e video #matteorisponde: tutti hanno potuto vedere un normale trentenne multitasking di oggi che rispondeva sulla tastiera e in video alle domande degli internauti». Difficoltà della campagna? «Il tempo troppo scarso», dicono a Proforma: «In un mese è difficile far conoscere i contenuti politici forti del candidato e quindi rovesciare l’immagine distorta che gli hanno cucito addosso, quella di un politico con poca sostanza».Quella di Proforma è ovviamente una consulenza retribuita (45 mila euro) che sfornerà nuove iniziative on line e off line fino all’8 dicembre (compreso il merchandising di tazze, T-shirt e cover per cellulari) e che potrebbe protrarsi anche dopo le primarie, se Renzi diventerà segretario.

Cuperlo, bello e democratico
A Renzi e alla sua Proforma, Gianni Cuperlo risponde con un’altra agenzia: si chiama Ragù e ha inventato lo slogan principale della campagna, “Bello e democratico”, su cui qualcuno ha ironizzato per il presunto riferimento all’aspetto fisico dello stesso Cuperlo. Secondo Ragù, è invece «uno slogan che racconta in positivo il Pd e che richiama la centralità delle persone nel cambiamento dell’Italia, valorizzando la parte bella e democratica della comunità». Lo scopo della campagna, dicono all’agenzia, è infatti «esaltare il ruolo di segretario di partito non come uomo solo al comando, ma come guida che permette a una comunità di riscoprire la bellezza di partecipare. Su questa voglia di speranza abbiamo impostato la comunicazione». Curiosamente, nel 2012 Ragù aveva curato l’immagine dell’avversario di oggi, Matteo Renzi, incluso il camper e lo slogan “Adesso!”.

La comunicazione di Cuperlo – Ragù compresa – è coordinata da Patrizio Mecacci, classe 1984, segretario del Pd di Firenze, a capo dello staff che lavora negli uffici presi in affitto in via degli Uffici del Vicario, a due passi da Montecitorio. L’obiettivo principale è «far conoscere Gianni», spiega Mecacci, «che è partito con uno svantaggio di notorietà non solo nei confronti di Renzi, ma anche rispetto a Civati». Già, ma come? «Puntando sui contenuti, che sono marcatamente di sinistra», risponde. «Molti dei nostri slogan, dei nostri tweet e dei nostri status su Facebook sono presi direttamente dai discorsi del candidato», come ad esempio “Noi siamo la sinistra, non la faccia buona della destra”. Ma c’è anche altro: «Vogliamo ribaltare l’immagine caricaturale di un candidato professorale e freddo. Cuperlo è proprio il contrario, è uomo da cassetta della frutta e da megafono, in mezzo alle persone. Questo vogliamo comunicare e per questo giriamo l’Italia, con una campagna molto da marciapiede».

In Rete invece l’epicentro della comunicazione è il sito storico dello stesso candidato,Giannicuperlo.it , che propone tutti i materiali elettorali e le varie prese di posizione del candidato. Poco curato è il fund raising: mentre Renzi e Civati offrono uno strumento di donazione immediata con carta di credito o PayPal, Cuperlo si limita a fornire un codice Iban. Il sito invita poi gli utenti a inviare il loro video su quello che intendono come “bello e democratico” («Tieni lo smartphone con tutte e due le mani, guarda in camera e pronuncia la frase “Per me Bello e Democratico è…»). Quanto al principale handicap d’immagine di Cuperlo, visto da molti come espressione del vecchio apparato dalemiano, Mecacci minimizza: «Non imposteremo la campagna per smentire questo luogo comune, sarebbe come enfatizzarne l’importanza».

Civati, l’outsider interattivo
Il coordinatore della campagna di Pippo Civati, Paolo Cosseddu, è un blogger di lunga data, piemontese di Biella, a capo di una squadra composta da una trentina di attivisti che si occupano di tutto, dalla grafica alla tesoreria. Due i siti Web di riferimento: uno è il blog che lo stesso Civati cura da anni, Ciwati.it (con la “w”), molto cliccato; l’altro è quello per la campagna delle primarie, Civati.it, in cui campeggia lo slogan: “Le cose cambiano, cambiandole”.

Il concetto di fondo della campagna è la caratterizzazione per differenza e “plus” rispetto ai due favoriti: «Renzi è rinnovamento senza sinistra, Cuperlo è sinistra senza rinnovamento, Civati è sia sinistra sia rinnovamento», spiega Cosseddu. La difficoltà è invece «la maggiore notorietà di Renzi nel grosso pubblico e la maggiore forza di Cuperlo in quello che invece è l’apparato del partito», il corpaccione di iscritti e funzionari ereditato dal vecchio Pci-Pds.

La “war room” romana di Civati è composta da due stanze prese a prestito in una sede distaccata del Pd, in via Tomacelli. Scarso l’investimento tradizionale (tipo stampati o pieghevoli), maggiore invece lo sforzo di rapportarsi con gli elettori attraverso due database: uno è quello di chi ha votato alle primarie lasciando l’indirizzo mail (il partito l’ha messo a disposizione di tutti i candidati: si tratta di circa 400 mila persone), l’altro è un elenco di “amici” più stretti, realizzato in proprio dai civatiani, via Internet. Al posto della classica newsletter verticale, ad esempio, Civati ha inviato un questionario per conoscere le posizioni della “base” su alcuni temi forti (governo Letta, Imu etc.): più di 10 mila le risposte, tre quarti delle quali contrarie alle larghe intese.

Tra i civatiani non ci si illude di vincere ma c’è «la speranza fondata di un risultato a sorpresa, un po’ come Grillo a febbraio», dicono al comitato romano. E se nessuno azzarda una previsione sulle percentuali, tutti ammettono che sarebbe un successo arrivare secondi, battendo Cuperlo: «In fondo otto mesi fa Pippo era solo un consigliere regionale lombardo. E si è costruito il suo seguito nazionale senza appoggi mediatici, grazie esclusivamente al blog e agli incontri di persona. Fra l’altro, ha accanto a sé solo una decina di parlamentari, contro le centinaia schierati con Renzi e Cuperlo».

I quali, mugugnano a mezza voce i fan di Civati, «dispongono di molti più mezzi»: il sospetto è che entrambi alla fine superino il tetto stabilito per regolamento (200 mila euro), magari ascrivendo come spese non legate alle primarie alcune grosse e costose iniziative. Il riferimento è soprattutto alla convention di Renzi all’ex stazione Leopolda di Firenze, a fine ottobre, che in effetti è stata finanziata a parte e formalmente non rientra nelle spese in vista dell’8 dicembre.

Autore: Alessandro Gilioli | Fonte: espresso.repubblica.it | Link all’articolo
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