Considerazioni veloci, saccenti e un po’ livorose sul post-Porcellum

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05/12/2013 – Mi ero ripromesso di starmene buono e non scrivere più di Politica per un po’, ma non so che farci, mi ci trovo trascinato per i baffi e quindi qualche frase devo buttarla nel tritacarne della polemica, se non altro perché il mio organismo – dopo lustri di paziente sopportazione – ha maturato una capacità di tolleranza alla coglioneria molto limitata, un po’ come capita agli alcolisti che – dopo aver abusato per anni di alcool – si trovano al punto che gli basta mezzo bicchiere per essere preda della “balla vajotta”, come si dice dalle mie parti…

Quindi senza tante cerimonie, vado per ordine:

1. “Il Porcellum lo ha voluto Napolitano”. Balle, il Porcellum (anzi, la L. 270/2005 o legge Calderoli) l’ha voluta Silvio Berlusconi e l’ha imposta al presidente Ciampi il quale – poverino – è riuscito a strappare alcune modifiche (la prima versione era pure peggio, anche se si stenta a crederlo) ma non aveva gli strumenti istituzionali per negare la controfirma in assenza di una incostituzionalità manifesta (il controllo puntuale di costituzionalità spetta alla Corte costituzionale. Il Quirinale può solo mettersi di traverso in presenza di violazioni enormi e lampeggianti, come in effetti Ciampi fece, ad esempio salvaguardando la natura parlamentare del sistema messa in discussione dall’articolo sul “capo della Coalizione”). Quindi smettiamola di vedere in Napolitano una specie di Darth Vader artefice di tutti gli intrighi…

2. “La Corte costituzionale si sveglia oggi, dopo 8 anni”. Balle. E’ la tesi di forzisti, grillini, giornalisti cialtroni e socialnetworkers superficiali. Capisco che è più facile formarsi un’opinione sentendo i monologhi di Crozza che – ad esempio – leggendo il bel libricino di Zagrebelsky “Principi e Voti” (Einaudi 2005, 131 pag., 8,50 €), ma quando si parla (o si scrive) in pubblico sarebbe bene evitare di fare brutte figure e sostenere fesserie. La Corte costituzionale nel nostro ordinamento non ha un potere di iniziativa diretta, ma può attivare il proprio controllo solo su istanza proveniente nel corso di un processo (incidentale: nasce una rogna e il giudice rivolge il quesito alla Consulta), ovvero quando richiesto in via diretta dallo Stato o dalle Regioni. Se nessuno chiede nulla, la Corte tace non perché pigra, ma perché non ha il potere di parlare…

3. “La Corte costituzionale ha reso il parlamento illegittimo”. Balle. Sono tutti agitati su questo, soprattutto i populisti forzagrillisti… “tutti a casa! tutti illegittimi! tutto da rifare!”. Ovviamente pure questa è una stupidaggine e non serve essere menti raffinate, basta solo leggere la prima frase dell’art. 136: “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.” (art. 136, comma 1 Cost.). La sentenza quindi vale per il futuro: non si potrà più votare con la Legge Calderoli, ma ovviamente non vale per il passato. Tutto quanto fatto dal Parlamento negli ultimi 8 anni resta pienamente valido e ci mancherebbe altro… Poi ok, si può sostenere che esiste una delegittimazione politica, ma questo è – appunto – un tema politico, non giuridico-costituzionale.

4. “Questa sentenza è una sorpresa, non ce la saremmo mai aspettata!”. Balle. La sentenza era nell’aria se solo i politici e i loro cortigiani non avessero fino ad ora vissuto sul pero… Nella sentenza 13/2012 che rigettava il quesito referendario abrogativo della 270/2005, la Corte ricordava che:

nell’impossibilità di dare […] un giudizio anticipato di legittimità costituzionale, fu segnalata al Parlamento «l’esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici» della legislazione prevista nel 2005, con particolare riguardo all’attribuzione di un premio di maggioranza, sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, senza che sia raggiunta una soglia minima di voti e/o di seggi (sentenze nn. 16 e 15 del 2008).”

Cioè si citavano due precedenti sentenze (che con la 13 fanno 3) nelle quali la Corte diceva sostanzialmente “guardate, nessuno  mi ha chiesto nulla e quindi io devo tacere, ma se dovessero chiedermi, beh… io direi che qualche cosa che puzza in quella legge c’è…” Insomma, se non si fosse sprecato del tempo in minuetti pietosi, oggi non saremmo in questa condizione…

5. “E’ una sentenza gravissima, ci riporta alla I Repubblica”. Balle. A parte il fatto che la I Repubblica non era poi tanto peggio della II (e comunque sguazzava meno nel ridicolo), ma cosa vuol dire? che la Corte doveva astenersi dal pronunciarsi o – peggio – dare una sentenza politicamente utile a questo o quello? E’ un po’ la tesi di qualcuno (in particolare Matteo Renzi, ma non solo lui…) e nasconde l’eterno fastidio del Potere verso il sistema di controlli, di Check & Balances, di separazione e limitazione del Potere. E’ tipico del politico il fastidio per gli intralci al proprio progetto e mi torna il mente il Nixon dei tempi del Watergate quando durante uno dei suoi paranoici monologhi dentro lo Studio Ovale disse che non si sarebbe fatto cacciare “da 9 vecchie scoregge vestite di nero” (i giudici della Corte Suprema). E su questo mi ha stupito l’alzata di scudi dei “giuristi di area” che si dimenticano che un professore che fa politica dovrebbe prima di tutto rimanere professore, cioè dare un contributo intellettuale per favorire il miglioramento qualitativo della propria parte. Invece vedo in giro tanti “politologi impazziti in cerca di un Principe da consigliare” (frase spietata del mio prof. Stefano Bartolini, nel 1993, valida anche oggi) che sostengono l’insostenibile, in questo degni eredi (in miniatura) del grande Richelieu che pare solesse dire: “datemi 4 righe scritte di suo pugno dall’uomo più virtuoso di Francia e troverò argomenti validi per mandarlo alla forca”…

Forse se ci penso ci sono altre ragioni per indignarsi, ma per ora – trombone e borbottone – mi fermo a 5. Direi che per il “preserale” è sufficiente…

Autore: Marco Cucchini

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