Addio Monti, i piccoli rimarranno fuori dal Parlamento

23/01/2014 – L’Italicum rende quasi impossibile l’elezione dei partiti minori. A rischio Lega, centristi e Sel.L’Aula di Montecitorio
Più che una legge elettorale, una “sentenza di morte”. A sentire gli esperti saranno in pochi a sopravvivere all’Italicum, almeno nella sua versione attuale: quattro o cinque partiti al massimo. Su tutti gli altri si abbatterà la mannaia delle soglie di sbarramento. Percentuali inesorabili, spesso irraggiungibili. Il testo base del nuovo sistema di voto non ammette troppe eccezioni: per conquistare un seggio in Parlamento bisognerà ottenere almeno il 5 per cento. Addirittura l’8, per chi affronterà la campagna elettorale senza allearsi.

«Ma quale limite alla democrazia, è necessario semplificare il quadro politico» spiegano i sostenitori della riforma. Il risultato sarà comunque una strage. Rischiano di abbandonare le aule parlamentari partiti storici come la Lega Nord e i Socialisti. Per la prima volta potrebbe rimanere senza rappresentanza il mondo della destra. Ma gli sbarramenti dell’Italicum incombono come una ghigliottina anche sulla testa dei montiani di Scelta Civica e i centristi di Pierferdinando Casini. Per non parlare di Sinistra Ecologia e Libertà. Il danno e la beffa. I piccoli partiti che non riusciranno a entrare alle Camere finiranno per donare i propri voti ai principali alleati. La riforma dice proprio così: i movimenti che non raggiungono il 5 per cento concorrono comunque a far scattare il premio di maggioranza per la coalizione di cui fanno parte. Senza conquistare alcun seggio. E questo senza considerare che lo sbarramento dell’otto per cento rischia di lasciare a casa persino i partiti con tre milioni di elettori.

simulazione ipsos

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La maggioranza festeggia. Finalmente finirà il potere di veto dei “piccoli”. Del resto per giustificare gli sbarramenti della nuova legge elettorale, il segretario Pd Matteo Renzi cita spesso l’ultimo governo Prodi. Un esecutivo in balìa di una miriade di partitini sempre pronti al ricatto. «Già, peccato che le riforme che abbiamo approvato in quei due anni non le ha fatte nessun altro» spiega Alfonso Pecoraro Scanio, all’epoca ministro dell’Ambiente. Grande esperto di leggi elettorali, ormai l’ex leader dei Verdi con le candidature ha chiuso. «Alle ultime elezioni ho votato Cinque Stelle» racconta mentre passeggia in Transatlantico. Eppure non condivide le motivazioni di Renzi. «Perché puntare il dito contro il piccoli partiti? Nelle ultime legislature a creare problemi sono sempre stati i gruppi parlamentari più grandi. Penso alla recente scissione del Popolo della libertà». Mentre inizia la discussione sul nuovo sistema di voto, Pecoraro Scanio è a Montecitorio per sensibilizzare le istituzioni sulla mattanza dei delfini nella baia giapponese di Taiji. L’Italicum? «Io sono impegnato a raccogliere adesioni per questa petizione, consultabile sul sito charge.org». Non saranno delfini, ma rischiano di estinguersi anche i partiti più piccoli. Le speranze dei diretti interessati sono affidate al percorso parlamentare del provvedimento. L’esame in commissione si concluderà all’inizio della prossima settimana, da mercoledì la legge elettorale approderà in Aula. L’obiettivo è approvare un emendamento che abbassi sensibilmente le soglie di sbarramento, magari solo fino al 4 per cento, oppure lavorare a una soluzione che “salvi” il miglior perdente di ogni coalizione. Ma se inizialmente si pensava a un’unica proposta di modifica – presentata da tutti i partiti a rischio esclusione – a oggi non c’è ancora alcuna intesa.

Ognuno prova a correre ai ripari come può. A destra di Forza Italia si tenta la grande intesa. Per superare il 5 per cento gli eredi di Alleanza Nazionale sognano un partito che raccolga l’eredità di quel passato. Il progetto è in discussione da tempo, la legge elettorale ha avuto il merito di accelerare il dibattito. Puntano a un accordo il movimento di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa Fratelli d’Italia, La Destra di Francesco Storace. Ma anche alcuni reduci dell’epopea finiana, gli esponenti della sfortunata avventura di Futuro e Libertà. Senza le opportune modifiche alla riforma, rischia di calare il sipario anche su una delle esperienze più recenti della politica italiana, il montismo. Entrati alle Camere meno di un anno fa, i parlamentari di Scelta Civica potrebbero esserne presto allontanati. Alle ultime elezioni i montiani avevano raccolto un incoraggiante 8,3 per cento. Da allora molte cose sono cambiate. Di sicuro sembra esaurito l’effetto trainante di Mario Monti. Lo scorso febbraio il Professore era presidente del Consiglio, oggi è quasi scomparso dalla scena nazionale. 

Stesse incognite per l’ex alleato Pier Ferdinando Casini, che in Parlamento siede ininterrottamente dal 1983. Sondaggi alla mano anche i Popolari non sono sicuri di superare le soglie di sbarramento dell’Italicum. Così come la Lega Nord. Invano negli ultimi giorni si è cercato di inserire nel testo base una norma apposita, che tutelando i partiti più radicati sul territorio avrebbe salvato il Carroccio dalla soglia di sbarramento. Alla fine le pressioni del Partito democratico hanno obbligato la maggioranza a sfilare il comma dal provvedimento. La trattativa è ancora in corso, oggi il coordinatore berlusconiano Denis Verdini ha incontrato Umberto Bossi. Ma in assenza di novità anche i parlamentari leghisti rischiano seriamente di dover tornare in Padania. 

Gli sbarramenti preoccupano trasversalmente, da destra a sinistra. A farne le spese potrebbe essere anche il partito di Nichi Vendola Sinistra Ecologia e Libertà. Il capogruppo Gennaro Migliore lancia l’allarme contro l’introduzione di norme che finirebbero per «strangolare la democrazia». Per cambiare la legge elettorale va bene anche l’aiuto dei grillini. «Il Movimento Cinque Stelle batta un colpo. Difenda la democrazia e non i propri interessi elettoralistici». E il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano? Ufficialmente gli ex pidiellini non temono la prova delle urne. Non a caso il testo base depositato in commissione è stato firmato anche da loro. «Ma quale incognita – racconta qualcuno – I sondaggi ci danno al 7,8 per cento». Chissà se il vicepremier è davvero così tranquillo.

Fonte: linkiesta.it | Autore: Marco Sarti

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