Camera e Senato rilasciano nuovi “linked open data”

25/02/2014 – Chi ha votato cosa in Parlamento? E a che punto sono le Grandi opere? Adesso Montecitorio ha reso accessibili altre banche dati fondamentali.
Se la trasparenza delle istituzioni si misura anche attraverso la maggiore accessibilità ai dati, è evidente che il Parlamento italiano è all’avanguardia da anni. Sia nell’impegno dei servizi informatici di Camera e Senatoper rendere disponibile l’immensa mole di documenti che accompagna il cammino delle leggi (con i siti dati.camera.it e dati.senato.it), sia negli sforzi per far crescere le competenze su tecnologie e contenuti e incoraggiare un uso “business” dei dati resi disponibili in formato linked open data.

Tuttavia il problema non è unicamente quello di garantire la disponibilità di archivi e iniziative. Anche al quarto International Open Data Day che si è tenuto nello scorso fine settimana, si è parlato dei più recenti sviluppi in materia di dati aperti, in particolare a Montecitorio e Palazzo Madama. Elena Candia, del Servizio Informatica della Camera, ha ricordato un’importante novità recente: la messa a disposizione online dei dati delle singole votazioni “con la possibilità di individuare la posizione di ogni singolo deputato per ogni legge”.

In questi ultimissimi giorni, Montecitorio ha reso accessibili altre due banche dati fondamentali: la bibliografia del Parlamento e un aggiornamento sulle 408 “Grandi Opere”, le infrastrutture della Legge obiettivo. In altre parole, per citare Candia, “sarà possibile conoscere lo stato di avanzamento delle opere strategiche, ma anche i costi”. Un esempio importante di come il Parlamento possa favorire un controllo trasparente della spesa pubblica.

Proprio in occasione dell’Open Data Day, la presidente della Camera Laura Boldrini ha sottolineato che “questa necessità di maggiore trasparenza è tra gli obiettivi prioritari della riforma del Regolamento” e che “per le stesse ragioni abbiamo scelto di togliere il segreto su atti parlamentari che contenevano informazioni rilevanti per i cittadini”. In sintonia con Pietro Grasso, presidente del Senato, secondo il quale “il progresso tecnologico pone nuove sfide, in primo luogo alle istituzioni che devono rispondere aprendo i propri archivi e fornendo informazioni in formati standard e secondo protocolli internazionali che favoriscono l’interscambio, la rielaborazione e il riutilizzo dei dati”.

Ma Giovanni Bruno, presidente di Regesta.exe, azienda all’avanguardia nel settore degli archivi on line e deiLinked Data e tra gli organizzatori dell’Open Data Day, sostiene che nella scarsità del riutilizzo si annidi proprio uno dei problemi principali dello sviluppo futuro dei dati aperti. “Il nodo fondamentale è che ancora pochi li utilizzano: ci vogliono capacità specifiche. Quelli messi a disposizione sono ’raw data’, informazioni analitiche che necessitano di competenze tecnico-informative e settoriali specifiche per essere decodificati e aggregati”. In altre parole, è inutile buttare nell’etere miliardi di cifre e fatti interessantissimi, se una persona su un milione sa come leggerli.

E’ per questo motivo che il Parlamento tenterà di incoraggiare all’esterno una crescita delle competenze ma anche un uso “a scopo di lucro” dei dati, sia attraverso iniziative come gli hackathon, maratone in cui si sviluppano applicazioni partendo da una serie di dati, o conferenze aperte come i barcamp. Del resto, come recita il “Many minds principle”, la “cosa migliore da fare con i tuoi dati, sarà pensata da qualcun altro”.

Fonte: Tonia Mastrobuoni

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