Beppe Grillo, la comunicazione cambia rotta

21/03/2014 – Concede interviste. E va in tivù. Per tenere il passo di Renzi. E rubare voti alla destra. La nuova strategia del leader M5s. Ospite di Mentana.

Il premier italiano Matteo Renzi.Una strategia di comunicazione politica può cambiare in soli nove minuti?

Osservando l’evoluzione di Beppe Grillo, la risposta è certamente sì. Il cofondatore e megafono del Movimento 5 stelle, da sempre restio a rispondere alle domande dei giornalisti italiani, acerrimo nemico di talk show e trasmissioni di approfondimento politico, da qualche giorno sta letteralmente inondando i giornali con le sue interviste, accettando addirittura l’invito di Enrico Mentana sparando dal video contro l’euro e l’arcinemico Matteo Renzi.
LA STOCCATA DEL PREMIER. Di sicuro il motivo principale che ha provocato il cambio di rotta è stato il famoso incontro-scontro con Matteo Renzi (di nove minuti, appunto) durante le consultazioni dello scorso 19 febbraio.
Quando il presidente del Consiglio incaricato rimase in silenzio obbligato per l’incalzare del Beppe furioso, piazzando però la zampata vincente dell’ormai celebre frase «esci da questo blog». Che poi è diventata un hashtag di successo, oltre che un’espressione cult dello slang popolare, mutuabile e adattabile a ogni situazione della vita quotidiana. E Grillo è stato così costretto a uscirci davvero, dal blog. Quantomeno per non perdere terreno col più abile comunicatore che in 20 anni l’Italia abbia visto, oltre a Silvio Berlusconi.
RENZI E LA DIALETTICA DEL SOGNO. Attenzione, però, a non pensare che Matteo e Silvio siano uguali. Perché tra il segretario dem e il capo di Forza Italia esiste una differenza fondamentale: sebbene utilizzino la stessa tecnica, il top down (cioè il dialogo tra leader e popolo-elettori avviene senza barriere), l’ex Cav sfrutta la teoria del nemico unico (sinistra forcaiola, giudici politicizzati, funzionari delle istituzioni a trazione comunista), mentre il premier preferisce puntare su narrazione del sogno che diventa progetto (tipicamente americana), scelta razionale (votare per lui deve essere una conseguenza logica) e nemico generico (la palude della politica romana). Nel primo caso si compatta partigianamente il popolo-elettore per una sfida dal sapore epico, mentre nel secondo si riaccende la speranza di quanti si sentono rassegnati allo status quo provocato da una crisi che viene sì da lontano, ma ha ormai messo radici in casa nostra.

In gioco c’è un 20% (potenziale) di voti

Il leader del M5s, Beppe Grillo.

Alla luce di questo, appare evidente che sia Grillo a essere molto più vicino a Berlusconi rispetto a Renzi.
L’ex comico, infatti, ha sempre improntato la sua campagna elettorale (permanente) sul nemico unico, accorpando partiti di sinistra, destra, centro e palude romana.
Ed esattamente come il leader di Forza Italia, anche Beppe se l’è presa con i giornalisti italiani, salvo poi sfruttare le decine di telecamere che lo seguono a ogni comizio, per lanciare messaggi più agli ascoltatori a casa che alla gente in piazza.
In questo modo il messaggio diventa unidirezionale, ovvero il leader carica il suo popolo, senza doverne necessariamente ascoltare le istanze, tanto già le conosce.
OBIETTIVO: L’ELETTORATO «FLUTTUANTE». Finora gli è andata bene perché nessuno più di lui aveva il contatto diretto con gli elettori, ma da quando c’è Renzi, che gira a piedi o in bici senza scorta, punta sul fatto di essere stato sindaco, o come si usa dire, primo cittadino, le cose sono cambiate. E anche Grillo ha dovuto cambiare verso. Almeno alle sue tecniche di comunicazione.
Ecco perché la televisione diventa il mezzo più veloce per rivolgersi direttamente a quella parte di elettorato cosiddetto «fluttuante», che in Italia erroneamente definiamo «astensionista». In realtà si tratta di un 20-25% di ceto medio o medio-basso che non ha un credo politico da seguire, ma idee che possono variare a seconda del momento storico che vive il Paese.
Questa fetta di elettori, statisticamente, può risultare determinante quando la situazione è di sostanziale pareggio tra i player in campo. E convincerli è l’obiettivo di ogni leader che si rispetti.
UNA SFIDA COMPLICATA. Grillo ne aveva attratto una buona parte a febbraio 2013, ma in questo anno di legislatura li ha persi quasi tutti per la scarsa capacità sua, e dei suoi portavoce in parlamento, di interpretare le aspettative di persone comuni che badano al risultato piuttosto che all’ideologia. Riconquistare gli elettori fluttuanti sarà dura, per il capo politico del M5s.
Soprattutto se si metterà in testa di sfidare Renzi sul suo terreno (la “visione” del futuro), dopo che il premier ha fatto passare il messaggio che dal mese delle Europee in poi il cittadino del ceto medio riceverà 85 euro in più in busta paga. In tal caso lo scontro potrebbe essere vissuto come un tentativo dell’oppositore di bloccare il progetto buono per il popolo solo per battere il favorito. Insomma, un suicidio.

Il leader M5s punta a riempire lo spazio lasciato da Silvio

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.Ma c’è una ragione soprattutto politica nella conversione televisiva di Grillo. Ed è quella di occupare lo spazio che obbligatoriamente sarà lasciato vuoto da un competitor pesante come Berlusconi, che non potrà partecipare alla campagna elettorale e, forse, alla vita politica del suo partito. E in Italia, si sa, morto un papa se ne fa un altro.

Ecco perché il leader 5 Stelle vorrebbe strappare la mitra al Silvio azzoppato dalla magistratura. In questo senso l’occhio strizzato alla Lega sull’immigrazione clandestina, l’autoritarismo nella scelta di cacciare dissidenti e dissenzienti o il far sua la frase «chi vota Pd è un coglione» (di berlusconiana memoria), sono tutti segnali lanciati all’elettorato di centrodestra, orfano dell’unico baluardo capace di «fermare l’avanzata delle forze illiberali di sinistra».
«DI BATTISTA? NON FU UN CASO…». Ma all’interno del M5s c’è chi va oltre. «Non è un caso che sia uscita la storia del padre di Di Battista, che ha simpatie fasciste», ha rivelato un deputato del 5 Stelle a Lettera43.it, chiedendo l’anonimato. «Alessandro era visto come un deluso del Pd, uno di sinistra, e bisognava ‘ripulirgli’ l’immagine per farlo accettare dall’elettorato che Beppe vuole conquistare. In questo senso», ha aggiunto la fonte, «Luigi Di Maio (il vicepresidente della Camera, ndr) è perfetto, perché sembra uscito da una convention di Publitalia».
Grillo, dunque, ritorna in tivù con l’obiettivo di prendersi lo spazio di Berlusconi. Quello dell’ultimo periodo, però, quando andò da Michele Santoro e Marco Travaglio pulendo la sedia dove s’era accomodato il vice direttore del Fatto Quotidiano, per intenderci. Perché lo stile è simile a quello dell’ex comico genovese, che in questo modo non apparirebbe «costruito».
BEPPE AFFIDA LE PIAZZE AI SUOI PUPILLI. E le piazze? Beppe ha pensato anche a quello. Non potendo tradire lo spirito fondativo del Movimento, il leader ha deciso di non abbandonare le folle, ma semplicemente di affidarle ai suoi pupilli, che le arringano da Lecce a Milano. Gli elettori pentastellati si dovranno abituare a vedere sempre più le facce di Di Battista, Di Maio, Paola Taverna e Vito Crimi nei comizi, mentre il resto degli italiani si riabituerà a vedere quella di Grillo sul piccolo schermo. E stavolta senza correre il rischio di un nuovo “esilio”, se dovesse dire peste e corna del potente di turno. Perché ora è un leader anche lui, e i conduttori semmai faranno a gara per averlo come ospite. Proprio strana la vita per Beppe: da comico anticasta da emarginare dalla tivù a star dei talk show politici. E tutto per un vaffa.

Autore: Dario Borriello | Fonte: lettera43.it | Foto: Ansa

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