Quanto si può e quanto non si può…

macchiavelli07/04/2014 – Quando si pensa alla figura del consulente elettorale, la mente corre a film – più o meno belli – ambientati nel mondo altamente corrotto e competitivo della politica americana. C’è sempre qualche scheletro nell’armadio da nascondere, qualche intrigo da tessere, qualche giovane, ambiziosissimo consulente che spera di finire dritto dritto a fare il Machiavelli nello Studio Ovale, prima ancora di aver compiuto i 29 anni…

La realtà non è così, almeno da noi. La politica nazionale è assai poco contendibile e i membri del parlamento non hanno certo il problema di trasformarsi in imprenditori politici, visto il meccanismo perverso delle liste bloccate che nei fatti stabilisce prima del voto chi sarà eletto e chi no. Le sole competizioni realmente aperte sono le elezioni comunali, ma ci si chiede: a che pro un consulente elettorale fuori da megacomuni quali Roma o Milano?

In realtà, il nostro studio sta seguendo qualche campagna comunale in contesti medi e medio-piccoli e – onestamente – la sensazione è che proprio in tali contesti il nostro contributo risulti particolarmente utile… Le ragioni sono semplici e intuitive: innanzitutto il consulente elettorale ha una conoscenza normativa e tecnica che il più delle volte manca al candidato-medio locale, il quale il più delle volte fatica a districarsi nella sistematica del ginepraio regolamentare e rischia di compiere errori gravi, talvolta irreversibili.

Secondariamente, il consulente è estraneo al contesto locale e questo è un bene: il più delle volte, infatti, le persone che si impegnano direttamente in politica nei comuni piccoli e medi sono sostanzialmente sempre quelle: ex amministratori, presidenti di associazioni, geometri (la percentuale di geometri impegnati nella politica locale è sorprendente), commercianti… tutta gente che si conosce bene, che ha presenti vizi e virtù di ciascuno e che spesso è divisa da antichi rancori, dal ricordo di vecchi contrasti mai del tutto sopiti. Rispetto a tutto questo, il consulente è neutrale. Non ha passioni, non ha vecchie ruggini, non ha ingenue speranze. E’ figura terza e come tale viene considerato, non si impiccia in questioni riguardanti il passato, compie le scelte che sono da compiere e poi se ne va, così, senza rancore…

Infine, il consulente ha lo sguardo lungo. Di campagne elettorali ne ha viste parecchie, conosce le criticità in arrivo prima che si manifestino, ha i nervi saldi, non si lascia impressionare da un articolo di giornale, un volantino sgradevole o qualche altra nefandezza locale. Si mantiene saldo e freddo, quando attorno le acque si agitano e – per una ragione o per l’altra – alla fine si agitano sempre…

Una sola cosa non può fare: trovare donne da mettere in lista. Quelle, ahimè, se non ci sono, non le si può inventare… E il “voglio una donna” è l’unico grido che unisce tutti i sindaci di ogni colore o tendenza politica, persi nel labirinto del politicamente corretto…

Autore: Marco Cucchini (C) Poli@rchia

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