Il Quadrato semiotico della politica digitale

politica digital24/04/2014 – Nella competizione elettorale per le prossime elezioni europee, all’alba del 2014, la qualità di un candidato si misurerà anche dalla sua capacità di cogliere e utilizzare al meglio gli strumenti che il digitale mette a disposizione.

A poco più di un mese dalle elezioni europee e a pochi giorni dalla pubblicazione delle liste, candidati e staff stanno ponendo mano (o meglio, dovrebbero) a pagine Facebook e account Twitter, mailing list e programmi elettorali per trarre il massimo che la Rete può offrire in questo rush finale verso le urne.

È infatti fuor di dubbio che questa campagna elettorale si giocherà anche in Rete e i candidati che sapranno gestire al meglio i loro profili digitali, trarranno sicuri vantaggi in termini elettorali, sia sul piano della visibilità che su quello dell’engagement di attivisti capaci di rilanciare i contenuti che verranno via via proposti.

Con circoscrizione così ampie, le elezioni europee si prestano particolarmente a utilizzare al meglio il marketing politico digitale, avendo ben presente che la Rete non è solo un canale di comunicazione ma anche uno strumento di relazione e di ascolto degli elettori e, ancor più, di organizzazione degli attivisti sul territorio: solo avendo chiaro i diversi target della nostra iniziativa di comunicazione, potremo usare le piattaforme sfruttandone appieno le loro specificità, nel rispetto dei target e utilizzando il linguaggio più appropriato ed efficace.

Un utile contributo nella comprensione della diversità delle piattaforme e soprattutto nell’individuazione dei contenuti più adeguati, l’ha pubblicato lo scorso febbraio Wired che ha parlato di “Quadrato Semiotico” dell’editoria digitale, che qui proveremo a declinare nell’ambito della comunicazione politica.

Il Quadrato Semiotico organizza in un diagramma cartesiano quattro dimensioni rilevanti, utilizzando come parole chiave i contenuti e il tempo.

Sull’asse delle ordinate, il continuum ha come estremo superiore quella tipologia di contenuti nient’affatto brevi, ma, come oggi si dice “long-form” mentre, come estremo inferiore, vi sono i testi brevi o brevissimi, concisi e immediati.

 Sull’asse delle ascisse viene invece distinto, in modo molto significativo, il “tempo di Internet” che, di per sè, è diacronico e, se si pensa ai motori di ricerca, in buona misura atemporale dal “tempo reale” che, più intuitivamente, si fonda sull’attualità della notizia.

Scorrendo il diagramma in senso antitorario, il primo quadrante in alto a sinistra (tempo di Internet + contenuto lungo) consiglia di scrivere testi ampi, organici ed esplicitamente pensati per Google: contenuti “alla Wikipedia” che mirano a sedimentarsi in Rete e pian piano ad acquisire link, autorevolezza e traffico. Questo tipo di contenuti, a un mese dalle elezioni, sono oggi da escludersi (a meno che non siano già stati prodotti nel tempo) perchè incapaci di produrre valore per il candidato in tempi brevi.

Scendendo nel secondo quadrante (tempo di Internet + contenuto breve), abbiamo invece la possibilità di lavorare su contenuti come i meme, le infografiche (anche animate) per raccontare incisivamente un’esperienza, una posizione o un contributo, in modo tale da essere divulgato e condiviso. Nelle infografiche i candidati uscenti hanno quindi la possibilità di raccontare al meglio il lavoro fatto e le esperienze vissute, così da renderli immediatemente comprensibili e comunicabili all’esterno.

Muovendosi lungo l’asse orizzontale e quindi spostandosi verso l’attualità, il quadrante dato dal “tempo reale” e dal contenuto breve è composto dall’uso di Twitter e dalla dichiarazione o dal rilievo incisivi, immediati, capaci di stare sulla notizia, seguendo il flusso delle parole chiave maggiormente condivise e di impatto, con l’obiettivo di intercettare soprattutto gli influencers come i giornalisti e gli attivisti più in vista del partito di riferimento. A titolo di esempio, un sito come Upworthy negli Stati Uniti, fondato sulla condivisione di “cause”, si è rivelato nei primi mesi del 2014 come il più adatto a produrre condivisioni sui social media, proprio perchè capace di stimolare la leva dello sharing.

L’ultimo quadrante, pur rimanendo nel “tempo reale”, ha la possibilità di raccontare più diffusamente un fenomeno, quanto più la multimedialità consentirà di contrastare positivamente il tratto distraente dei media digitale. Un esempio eccellente di questa modalità è come il New York Times ha raccontato il cambiamento vissuto dalla città sotto l’amministrazione di Michael Bloomberg: testi, foto, video sono stati integrati al meglio per poter essere condivisi e approfonditi dai cittadini e dai lettori del giornale.

Il quadrato semiotico di Wired termina con l’avvertenza, a chiunque pubblica contenuti su Internet e quindi anche a chi si occupa di comunicazione politica digitale, di rimanere sempre ancorati su queste quattro tipologie, non avventurandosi mai nella “zona morta”, una sorta di spazio centrale del diagramma dove un contenuto perde la forza di questi quattro idealtipi e non riesce a cogliere la leva giusta per poter emergere e “vincere” in un contesto rumoroso come quello della Rete, soprattutto in prossimità delle elezioni.

Nella competizione elettorale per le prossime elezioni europee, all’alba del 2014, la qualità di un candidato si misurerà anche dalla sua capacità di cogliere e utilizzare al meglio gli strumenti che il digitale mette a disposizione, dimostrando così di essere in sintonia con il progetto di un’Europa concretamente e utilmente più vicina ai cittadini.

Autori: Andrea Boscaro, Teresa Cardona | Fonte: europaquotidiano.it

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