Sfera di Cristallo

crystal-ballMentre suona la campana dell’ultimo giro nella corsa per le Elezioni Europee del prossimo 25 maggio, possiamo cominciare a ragionare su “chi vince, chi perde”… Ovviamente, potrei attingere ai sondaggi, ma preferisco annusare l’aria e azzardare una riflessione meno numerica e più politica…

PD: il PD dal giorno della elezione di Matteo Renzi a segretario nazionale è un partito sotto stress, attraversato da entusiasmo e timore allo stesso tempo… In questi primi 6 mesi, Renzi ha mandato a casa il governo Letta e monopolizzato la comunicazione e il dibattito politico, iniziando un numero imprecisato di conflitti interni ed esterni al partito e lanciando nel calderone politico un numero imprecisato di temi e promesse. Renzi sta correndo nella notte sul ciglio di un burrone e il partito è aggrappato a lui, con la situazione – invero sgradevole che – se il PD vince, ha vinto Renzi, ma se perde, hanno perso tutti, renziani e non…

–          Quota vittoria: 33,5%. Per vincere sul serio, Renzi deve portare il dato del PD al 33,5%, cioè appena sopra il massimo storico conseguito da Walter Veltroni nel 2008 (33,4%). Non si tratta di una sfida semplice, anzi… E per dirla tutta non sono neppure sicuro che sia alla portata del partito, a così breve tempo dal deludente 25,5% di Bersani. Dipenderanno molti fattori: l’affluenza (più è bassa, più può farcela) e la voglia degli elettori – divisi tra fiducia e paura – di scegliere il messaggio positivo a scapito di quello negativo. Se ci riesce, chi lo ferma più?

–          Quota pareggio: 30,0%. E’ un risultato possibile, c’era già vicino il PD ai tempi del sonnacchioso governo Letta. Riportare il PD al 30 non è un dato che strappa le lacrime per la commozione, ma rimane comunque un’asticella simbolica che può far dire al governo (e al suo leader) che “siamo sulla strada giusta, gli italiani ci hanno capito, ma rimane molto da fare”… Il governo tiene, il partito si calma, almeno un po’…

–          Quota sconfitta: < 30,0%. A qualsiasi altro segretario sarebbe stato sufficiente migliorare il dato del 2013 per poter dire “ce l’ho fatta”. Ma Renzi non è un segretario qualsiasi. La retorica della rottamazione, del passo di carica e del “tutto e subito” riguarda anche lui e se – dopo 6 mesi di continui elettrochoc – non si vedono risultati apprezzabili, allora si inizierà a parlare del “dopo Renzi”… prima in modo sommesso, poi in modo evidente e irrefrenabile, tanto più il dato si avvicinerà al triste 25,5% bersaniano…

 

M5S: in questi 14 mesi il partito di Beppe Grillo ha gettato la maschera. A chiunque appare ormai chiaro che la retorica del “uno vale uno”, della democrazia partecipata, dei “bravi ragazzi del movimento” è solo fuffa. Grillo e Casaleggio negli ultimi mesi hanno dato una stretta autoritaria evidentissima, con espulsioni, polemiche, lacrime, minacce e urla e la natura dell’azione politica della nutrita pattuglia parlamentare è sempre più chiaramente “antisistema”. Un partito padronale, con i toni del populismo classico e l’acceleratore schiacciato al massimo non può permettersi una brusca frenata, altrimenti deraglia e si cappotta, pertanto:

–          Quota vittoria: 26%. Qualsiasi dato superiore al 25% dello scorso anno è un oggettivo trionfo per il M5S. Certo, se riuscisse a dimostrare una crescita consistente rispetto a quel consenso già enorme sarebbe un trionfo indubbio. Quanto? Azzardo: da 27,5% si può parlare di trionfo. Ma per Grillo e i suoi adepti la cosa importante è solo una: che non compaia il segno “-“ davanti alla cifra elettorale… I movimenti del “o si vince o si muore” non sopravvivono alle battute d’arresto, soprattutto se non hanno quote e rendite di potere da amministrare

–          Quota pareggio: 25%. Non retrocedere e rimanere al 2° posto, questa è la linea del Piave del M5S. Scarna ma chiara…

–          Quota sconfitta: < 25%. Se inizia il riflusso inizieranno anche le polemiche e le vendette interne… Ci si chiederà tanti strepiti, tante minacce e tante volgarità a cosa sono servite e il moto disgregatorio in atto nei prossimi mesi potrebbe ripartire…

 

FI: Non c’è aria di rimonta in questi giorni per il partito-padrone della II Repubblica. Con il suo leader intento a scontare una condanna penale, il cerchio magico del leader in galera o in procinto di andarci, alcuni dei suoi colonnelli più fidati che hanno abbandonato la nave e la zuffa continua tra quelli rimasti beh, non è certo clima di trionfo e queste Europee rischiano di essere la malinconica fine di una carriera politica discussa, discutibile ma che fu di grande impatto elettorale, comunicativo e politico. Berlusconi ha bisogno di un risultato netto, per rimanere – negli occhi dell’opinione pubblica e del PD – il “capo dell’Opposizione”, il leader con il quale negoziare i futuri assetti del Paese e per questo appare sempre più incerto, incapace di decidersi tra lotta a Grillo e lotta a Renzi. E intanto, i giorni passano…

– Quota vittoria: 20%. Se malgrado tutto, 1 elettore ogni 5 dimostrerà ancora di credere nel “Nuovo Miracolo Italiano”, allora Berlusconi rimarrà a pieno titolo uno dei grandi attori della politica italiana, partner indispensabile per le fantomatiche riforme e in grado di rimettere in riga tutta la sua area politica di riferimento… un 20% a FI, con magari un 5% alla LN e un altro 5% che viene da liste “amiche” (Fratelli d’Italia, altri di centrodestra…) porterebbero il totale della coalizione potenziale a 30. Questo consentirebbe a FI di negoziare da posizioni di forza con il partito di Alfano e aspirare addirittura a rivincere le elezioni politiche, se e quando si terranno…

– Quota pareggio: 18%: Un dato scadente, ma non insignificante. Sufficiente a dire che Berlusconi non è ancora morto, ma troppo debole per consentirgli di ruggire… Sarebbe un dato difficile, che forse non fermerebbe il declino, ma che comunque lo potrebbe rallentare, almeno per un po’. Più che pareggio, una boccata d’ossigeno.

– Quota sconfitta: < 18%. Un partito lontano dalla soglia-sopravvivenza del 20% – magari più vicino al 15% che al 20% (quindi al 17,4%) – e distante 8-10 punti dal M5S e 15 dal PD sarebbe la testimonianza della fine e aprirebbe a NCD la possibilità credibile di rivendicare la leadership dell’area… Game Over.

 

NCD. Il partito di Alfano va bene nei sondaggi. Ma è vera gloria? Come sempre in questo caso, bisogna verificare quanto la poesia della vigilia verrà poi rideclinata in prosa dalla realtà. Certo è che il NCD si gioca quasi tutto in questa tornata, perché è ancora un partito fragilissimo, pieno di dirigenti neoarrivati da altri lidi spinti dall’istinto di sopravvivenza e non da un motore ideale e quindi – il medesimo istinto – potrebbe indurli ad andarsene, se solo l’aria dovesse cambiare…

– Quota vittoria: 6%. Se Alfano raggiunge una percentuale all’altezza dei giorni migliori dell’UDC dimostra di avere il fantomatico “quid”. Magari non per fare il grande leader nazionale, ma almeno di essere in grado di fare da trainante a un partito di medie dimensioni, grande abbastanza per alzar la voce con gli alleati, di oggi e di domani…

– Quota pareggio: 5%. Checché ne possa dire Angelino, il 5% non è un risultato di sogno. Sarebbe una partenza falsa, un dato troppo fragile per poter essere considerato una solida piattaforma dalla quale partire, soprattutto considerando che la vigente legge elettorale proporzionale pone uno sbarramento del 4%, soglia da non dare certo per scontata a fronte di un fragile risultato come sarebbe il 5%… Nel qual caso, la posizione di Alfano dentro il governo sarebbe indubbiamente indebolita, la sua possibilità di costruire nel breve periodo una alternativa a Berlusconi fortemente in discussione e – forse – la natura stessa della sua leadership interna posta sul piatto… Tutto può cambiare, per 1 punto percentuale in più o in meno…

– Quota sconfitta: <4%. Se il NCD non raggiunge lo sbarramento previsto dalla legge per le Europee (che è il medesimo delle politiche) semplicemente si apre lo spettro del dissolvimento o – comunque – del cambio di leadership e del ritorno a capo chino dall’esiliato di Arcore. Se questo risultato, inoltre, fosse conseguito a fronte di un buon consenso di FI allora sarebbe ufficiale: niente “quid” per Alfano. Lo attenderebbe solo una vita da gregario…

E per tutti gli altri? Beh la soglia è quella della mera sopravvivenza. Quindi si vince con il 4%, si perde sotto il 4%. La LN si è affidata a Matteo Salvini, che – ben lontano dallo stile istituzionale di Maroni – ha impostato una campagna schiettamente da estrema destra populista, tutta anti immigrati e anti europa, cercando di scavalcare il M5S nella gara a chi è più greve. Può pagare, nel breve periodo… I sostenitori di Tsipras hanno iniziato a litigare da subito, almeno in Italia. La loro comunicazione politica è praticamente inesistente, il materiale fatto circolare è banalotto, il senso di cambiamento è invisibile… sono l’antieuropeismo di sinistra, nulla di più… Anche loro sperano che il caos gli consenta di emergere in qualche modo sopra la fatidica soglia, sapendo però che se invece del 4 ci sarà il 3.9, saranno finiti.

Infine, tutti gli altri… Fratelli d’Italia ambisce alla rinascita della già gloriosa Alleanza Nazionale, che negli anni felici superava il 15% dei voti… Percentuale impossibile, oggi – più modestamente – si spera di eguagliare almeno il punto più basso raggiunto dal MSI: il 4,4% delle politiche nel 1968. Vedremo…

E Monti? Monti chi?

Autore: Marco Cucchini (C) Poli@rchia

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