Campagna elettorale in Rete tra hashtag, errori e giochi linguistici

20/05/2014 – Tra le prime tre tendenze di oggi su Twitter, si osserva la presenza di due hashtag dedicati alla campagna politica per le prossime Elezioni Europee del 25 maggio.  Primo in tendenza #iononvotoM5S, hashtag chiaramente contro il M5S, risalente a due anni fa e oggi riutilizzato molto probabilmente dalla Rete dem, che registra al momento oltre 23.181 tweet dedicati (fonte Twitter, h.18:00).

Al terzo posto, l’hashtag del M5S “#vinciamonoi”, con 21.297 tweet nella giornata di oggi (fonte Twitter, h.18:00).

Nonostante la predominanza dell’hashtag #iononvotoM5S nella topic trend, risultano opportune alcune considerazioni.

Lo studio dell’attività in Rete, proprio per la caratteristica di novità del mezzo in termini di interattività sociale, comunicativa e linguistica, non può essere semplicemente misurata in termini di partecipazione espressa in numero (web analytics, semplici misure di frequenza dell’attività in rete), ma occorre dare spazio all’analisi dei diversi ambiti comunicativi adottati e delle caratteristiche delle espressioni linguistiche in relazione a diverse variabili di riferimento (dimensione temporale, analisi per tipologia di fonte, analisi della comunicazione tra stakeholder, etc.).

Per una corretta analisi della Rete, insieme all’analisi dei volumi (numero di tweet, RT, “mi piace”, condivisioni, etc.), risulta sempre necessario considerare le dinamiche di comunicazione in termini di strutture linguistiche, significati e contesti di uso delle parole. La natura del linguaggio in Rete è ricca di componenti e connotazioni linguistiche di diversa natura, con differenziali semantici molto complessi da analizzare.

Chi analizza il linguaggio del Web, sa che tra le parole più frequenti, all’interno delle discussioni online, ricorre la forma grafica, ovvero l’avverbio “non”.

Chi si occupa della comunicazione in Rete deve necessariamente prestare molta attenzione alle ambiguità linguistiche e alla chiarezza del linguaggio utilizzato.

In questa delicata fase di campagna politico-elettorale, l’utilizzo, o meglio, il riutilizzo di un hashtag “#iononovotoM5S”, può essere considerato un errore linguistico e comunicativo.

La presenza dell’avverbio “non” all’interno di una proposizione ne può capovolgere il significato.

 Si riportano alcuni tweet esemplificativi dello slittamento di significato e del giochi linguistici attivati in Rete:

–       Grazie Grillo che ci dai continui motivi per non votarti. #iononvotoM5S

–       #iononvotoM5S perchè il fascismo è incostituzionale.

–       #iononvotoM5S perché in politica ci vuole il coraggio di votare sì. Troppo facile dire no a tutto!

–       #iononvotoM5S. Perchè di violenti e ignoranti ne abbiamo visti già abbastanza in questo sciagurato paese.

–       #iononvotoM5S perché lo squadrismo non lo reggo sui social network,figuriamoci fuori!

–       Ricordo a tutti quelli come me che sono stati offesi su Twitter da qualche grillino esaltato che #iononvotoM5S#iovotoPD

–       #iononvotoM5S perché se volevo vedere dei pagliacci andavo al circo

 –       “#iononvotoM5S perche voto solo i buffoni.”

–       #iononvotoM5S perchè sono un mafioso e mi volevano alzare le pene!!!

–       #iononvotoM5S perché non voglio disabituarmi al marcio

–       #iononvotoM5S perchè c’è Grillo, #iovotom5s perchè ci credo #vinciamonoi

–       L’hashtag #iononvotoM5S è la prova che il PD riesce a perdere anche a casa sua

–       Il PD lancia l’hashtag #iononvotom5s e diventa subito un boomerang contro il PD. Lol.

–       Chi di hashtag ferisce, di hashtag perisce. #iononvotoM5S.

Infatti, da una breve analisi lessicometrica di alcuni tweet, si osserva la seguente caratterizzazione linguistica dei tweet:

iononvotom5s

 

Una prima risposta del M5S alla comunicazione della rete dem può essere così sintetizzata: “#iononvotom5s perché #vinciamonoi”.

Ovviamente, la complessità dell’oggetto di studio, necessita di ulteriori analisi ed approfondimenti.

Ma dal punto di vista dell’attività di comunicazione in Rete, “non” si può “non” considerare e osservare la struttura quantitativa del dibattito insieme alla caratterizzazione linguistica e alla (ri)composizione strutturale e relazionale del linguaggio, in un determinato tempo, in relazione alle fonti e ai diversi stakeholder di riferimento.

Per stare veramente in Rete, solo in questo modo è possibile individuare i punti e i luoghi nevralgici delle discussioni, le zone d’ombra sui cui poter intervenire ed evitare grandi errori di comunicazione mediatica in campo politico.

 Autore: Anna Gigante | Fonte: clandestinoweb.com

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