Felipe VI: il discorso di un nuovo re

20/06/2014 – Palazzo della Zarzuela, primo atto da re di Spagna per Felipe VI: nella residenza dei sovrani, il padre Juan Carlos gli consegna la fascia di capitano generale delle forze di aria, terra e mare. Poi direzione il congresso dei deputati, assieme alla consorte Letizia e alle figlie, l’erede al trono Leonor, principessa delle Asturie, e l’infanta Sofia.

È di fronte a deputati e senatori in sessione solenne che il nuovo re giura, il primo a esprimere fedeltà alla Costituzione democratica del 1978.

Felipe VI eredita una monarchia contestata e per questo si impegna a rinnovarla, sottolinea l’unità della Spagna, pur esaltandone le diversità culturali e linguistiche – un’allusione alla questione dell’indipendentismo catalano – e sostiene che la battaglia per l’occupazione deve essere prioritaria.

Una cerimonia solenne, ma sobria, senza capi di Stato esteri e teste coronate, e con un grande assente, Juan Carlos che non ha voluto togliere la scena al figlio. Il primo ringraziamento di re Felipe va a lui.

“Con molta emozione vorrei rendere omaggio, gratitudine e rispetto a mio padre, il re Juan Carlos I. Permettetemi anche di ringraziare la regina Sofia, per aver dedicato tutta la vita lavorativa in modo impeccabile al servizio degli spagnoli”.

“Oggi più che mai, i cittadini chiedono giustamente che i principi morali ed etici ispirino la vita pubblica e che l’esemplarità la governi. Sono queste le mie convinzioni sulla corona che da oggi assumo. Una monarchia rinnovata per tempi nuovi”.

“Come ha detto Cervantes attraverso Don Chisciotte, non sei un uomo migliore di un altro se non fai meglio di un altro. Mi sento fiero degli spagnoli e la cosa che mi farebbe più piacere è sapere che grazie al mio lavoro quotidiano gli spagnoli possano sentirsi orgogliosi del loro nuovo re”.

Infine il ringraziamento in castigliano, basco, catalano e galiziano.

È importante conquistarsi la fiducia dei cittadini e difendere l’interesse nazionale, ha ripetuto Felipe VI. Una risposta ai tanti spagnoli, due terzi secondo un ultimo sondaggio, favorevoli a un referendum sulla monarchia parlamentare.

Per analizzare il primo discorso da re di Felipe VI, siamo in collegamento, da Barcellona, con l’esperto in comunicazione politica Antoni Gutiérrez-Rubí.

Francisco Fuentes, euronews:

“Antoni, cosa pensa del discorso?”

Antoni Gutiérrez-Rubí:

“Il discorso è stato ben preparato. Felipe VI ha potuto definirne i dettagli e stabilirne le grandi linee direttrici. La prima di queste linee direttrici è quella di sottomettersi al Parlamento e ai poteri pubblici, rispettando dunque le prerogative della monarchia costituzionale e parlamentare. Il secondo grande asse è quello dell’esemplarità, in modo tale che i cittadini sentano di essere ben rappresentati, anche dal punto di vista morale e etico, aspetti che la figura del capo dello stato deve incarnare. La terza idea di fondo è quella della modernità, intesa nella sua plasticità, in tutti i suoi aspetti”.

euronews:

“Che voto darebbe al discorso: insufficiente, sufficiente, buono o ottimo?”

Antoni Gutiérrez-Rubí:

“Credo che oggi Felipe VI abbia guadagnato dei punti e si meriti quasi la lode; ha adempiuto alla propria missione. Ma resta un elemento in sospeso, come se non fosse riuscito a riprendere il filo di quanto aveva detto suo padre nel suo discorso del dicembre scorso. Allora Juan Carlos aveva parlato della ‘necessità di riformare il quadro della coabitazione’. Felipe VI non ha parlato di questa transizione, né dello spirito che dovrebbe incarnarla, non ha aperto la porta a una seconda transizione. Eppure i problemi di fondo della società spagnola richiedono un quadro costituzionale più attuale, che integri anche, se possibile, una riflessione o una decisione sulla nostra forma di stato. Questi problemi non sono stati affrontati”.

euronews:

“Fra i punti salienti del discorso, c‘è la difesa della monarchia parlamentare e dell’unità nazionale, ma non nel senso di uniformare, di livellare. In pratica, che significa?”

Antoni Gutiérrez-Rubí:

“Da un punto di vista formale non ci sono cambiamenti, ma emergono segni che mostrano una maggiore sensibilità alla pluralità. Lo si capisce quando Felipe dice che vuole restare in ascolto, capire, dare un parere e, eventualmente, consigliare. Ricentrare un po’ la monarchia sulla sua capacità di ascoltare, comprendere e identificarsi con i cittadini, con il popolo spagnolo. Credo che si tratti di un gesto interessante, che va nel senso di una monarchia più sensibile, non solo al consenso, ma anche alle diversità”.

euronews:

“A proposito di questo, lei ha fatto riferimento all’apertura, al dialogo con le altre lungue ufficiali oltre al castigliano. Felipe ha citato gli scrittori Machado, Espriú, Castelao et Aresti. E si è espresso in catalano, galiziano, e basco. Che cosa vuol dire tutto ciò?”

Antoni Gutiérrez-Rubí:

“Credo che dobbiamo rendere più attuale il modo di rinforzare, proteggere, considerare e rispettare le lingue che, come ha detto il re, sono un patrimonio comune. Il tema ha bisogno di un’attualizzazione politica, di nuove pratiche, di certe riforme normative, come, per esempio nel regolamento del Congresso dei deputati”.

euronews:

“Dopo il messaggio di Felipe, quali sono le possibilità di successo per chi auspica una diversa forma dello stato?”

Antoni Gutiérrez-Rubí:

“Questo discorso e, in generale, tutto il processo innescato con l’abdicazione, fino alla proclamazione del nuovo re, è stato come uno spot attentamente elaborato per pubblicizzare i buoni effetti della monarchia. uno spot al quale hanno contribuito, in qualche modo, i mezzi di comunicazione di massa, gli analisti e gli opinionisti, e le istituzioni. Ma i problemi sono sempre gli stessi: il re e la regina non governano, tocca dunque alle forze politiche della maggioranza il compito di risolvere i problemi in sospeso”.

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