Nel tritacarne

30/07/2014 – Chi vince e chi perde a Palazzo Madama?

Più osservo da fuori il dibattito sulla riforma costituzionale che dovrebbe ridurre drasticamente poteri e membership del Senato e più mi pare che abbiano tutti (o quasi tutti) torto marcio, forse non nel merito (c’è del vero in tutte le posizioni), ma certo nelle modalità con le quali ogni singolo attore si relaziona con gli altri… Cerchiamo di argomentare.

  • Governo. Il Governo sostiene che l’attuale assetto del Bicameralismo paritario sia da modificare rendendo la Camera dei Deputati il ramo “prevalente” e sforbiciando le competenze del Senato, ridimensionato a “Camera delle Autonomie”. E’ un’opzione razionale e certo non eccentrica, in linea con molte delle esperienze europee (Germania, Francia, Spagna) e anche logica evoluzione di un percorso regionalista iniziato con la riforma costituzionale del 2001. L’errore è stato quello di partire con la composizione e con il costo, trascurando l’aspetto delle competenze e – soprattutto – nel gestire le relazioni con il dissenso in modo aggressivo, ultimativo, privo di qualsivoglia diplomazia parlamentare. E quindi, minacce, insulti, irrisioni, battute fuori luogo, tintinnar di sciabole, cafonerie… E in Politica le cattive maniere si pagano, soprattutto se si è meno forti di quanto non si ami far credere…
  • Minoranza PD. La minoranza del PD ha posizioni diverse e facce diverse… La contrarietà (in tutto o in parte) alla riforma è fondata su basi di merito molto solide (le garanzie, il riequilibrio dei Poteri… sono le posizioni dei Tocci o dei Corsini) così come vi è il desiderio di arrestare la marcia trionfale di Matteo Renzi impedendogli una vittoria più politica che istituzionale. Lo stop alle riforme come tappa nel controllo interno del partito, nella tradizione più antica del PCI e della DC… Questo oscillare tra un accordo sulle riforme “in quanto tali” e la lotta al dettaglio ha però reso la minoranza PD “un nemico” da abbattere, perché Renzi non può accettare opposizione in casa sua e dunque, anche proposte di semplice buon senso finisco per essere respinte.
  • M5S. I Grillini hanno fatto un disastro. Inizialmente si sono chiamati fuori dal percorso riformatore (sia con Letta che con Renzi). Poi, presa la scoppola del voto europeo, hanno deciso oltre tempo massimo di rientrare in gioco proponendo un progetto di riforma elettorale barocco anche se con qualche buona intuizione… ma contemporaneamente facendo casino in Senato e mettendo l’out out del “o Silvio o noi” forse comprensibile nel 2013, ma ormai inattuabile. E diventa ogni giorno sempre più difficile spiegare come pensi di poter far le riforme con un leader che giudichi artefice di una strategia autoritaria e un partito che ogni giorno viene dipinto come corrotto e compromesso…
  • SEL. Sel non vuole nessuna riforma, neanche minima… E’ un partito in fortissima crisi d’identità e di leadership (eppure solo 2 anni fa mirava a numeri a 2 cifre e Vendola sembrava una credibile ipotesi in alternativa a Berlusconi… Renzi impari che il popolo brucia in fretta i propri idoli…) e la linea che ha scelto è “questa è la Costituzione più bella del Mondo, chi la vuol cambiare lo fa perché sotto sotto è fascista”. E quindi giù 8.000 emendamenti (che sono il segno di chi non vuol fare nulla, perché chi vuol cambiare veramente ne presenta 80), giù infiammati discorsi contro “la deriva autoritaria”. Che – intendiamoci – un po’ c’è, ma in questo modo il tema viene svilito, ridicolizzato.
  • Forza Italia. Il partito di Berlusconi (o quello che ne resta) è ancorato al misterioso “Patto del Nazareno”, sul cui contenuto circolano voci più false della Donazione di Costantino. Il Patto ha garantito a Berlusconi il ruolo di “numero 2” nel processo riformatore, gli ha dato una dimensione politica quando ne aveva più bisogno e –  soprattutto – l’Italicum con le sue liste bloccate è perfetto per l’intramontabile Silvio. Quindi Berlusconi non muove un dito e cerca di portare a casa la legge elettorale, sapendo che se la riforma del Senato passa sarà soprattutto grazie e a lui e se non passa, saranno problemi solo per Renzi…
  • Lega Nord. Come al solito oscilla tra voglia di governo e voglia di far casino. Però Calderoli è – con la Finocchiaro e più di Grasso – il vero padrone del Senato… Si può star certi che comunque vada, lui saprà da che parte buttarsi all’ultimo istante. Ma è un genio della tattica, non della strategia e quindi non è chiaro se sul lungo periodo le scelte che la Lega – su spinta di Calderoli – sarà portata ad adottare saranno anche utili per il Paese…
  • NCD e SC. Non pervenuti…

La sensazione è insomma che man mano che proseguono i lavori, la situazione sia chiaramente governata dalle imprevedibili regole del caso, che la gestione della presidenza Grasso sia da verbale di polizia e non da Senato della Repubblica, che non esistano più punti fermi neppure regolamentari e una sola è sicura. La nostra Costituzione non meritava questo.

Autore: Marco Cucchini (C) Poli@rchia

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