John Podesta, l’amico dei due nemici, alla guida del team presidenziale di Hillary?

09/08/2014 – Attualmente è nella squadra di Obama ma, secondo “The Politico”, l’ex braccio destro di Bill guiderà la macchina clintoniana nella corsa del 2016. Carismatico e decisionista, è l’unico in grado di connettere tra loro i due ex-rivali e agevolare la difficile staffetta democratica.
John Podesta, l'amico dei due nemici, alla guida del team presidenziale di Hillary?

Sessantacinque anni, fiero delle sue origini liguri, John Podesta – come scrive Tess VandenDolder in InTheCapital, è «una sorta di leggenda nella Beltway», il raccordo anulare che circonda la capitale federale, e dunque “la politica” per antonomasia. Ha sempre lavorato dietro le quinte, nel governo, nella politica e negli affari, ma di lui si parla sempre come di un protagonista di prima fila sulla scena washingtoniana, e si osserva con interesse ogni sua mossa, e la s’interpreta. Anche perché, seguendo le sue tracce, si intuisce il percorso delle star del firmamento politico americano. Come Barack Obama. Come Bill e Hillary Clinton.

Così, quando lo scorso 28 luglio è stato visto entrare nella sede del Messina Group, nella M Street, gli insider della capitale hanno fatto un’equazione: se John partecipa a una riunione in quel palazzo, è chiaro che sarà lui a guidare la macchina politica e organizzativa della campagna presidenziale di Hillary Clinton.

Già quel giorno, secondo quanto rivela The Politico, si sono riuniti strateghi, consiglieri, politici della cerchia clintoniana negli uffici di Jim Messina, la mente della campagna elettorale di Obama nel 2012 e oggi a capo dell’omonima società di consulenza politica. Nella riunione si sarebbe discusso dei piani per la campagna clintoniana per le presidenziali del 2016. In realtà si è ancora nel regno delle supposizioni. Non ci sono conferme né da parte del diretto interessato, né da parte dei giri clintoniani su un incarico del genere affidato a Podesta.

Certo, l’ipotesi è suggestiva e ha notevoli sostegni a suo favore. Podesta è amico, confidente, consigliere di lunga data dei Clinton. Di Bill, fu chief of staff negli anni della presidenza. Con Hillary si sente ogni giorno, più volte al giorno. Di John, i Clinton apprezzano il suo notevole, machiavellico, fiuto politico, la sua impareggiabile capacità decisionale e organizzativa e, non ultimo, il fatto che non è uno yes man, ma un interlocutore vero. Senza contare la sua incredibile rete di relazioni nel mondo politico e imprenditoriale, nelle lobby ma anche tra giornalisti e intellettuali.

Sono i motivi, peraltro, per i quali Obama, in difficoltà nel secondo mandato, ha chiesto a lui, pur essendo un superclintoniano, di dargli una mano a risalire la china e a rimettere ordine nella macchina organizzativa della Casa Bianca. Formalmente, John s’occupa dei temi legati all’energia e al cambiamento climatico, ma in realtà è un consigliere “at large”, ad ampio spettro, del presidente.

Secondo The Politico, la ragione principale della scelta di Podesta, da parte di Hillary, per guidare la sua campagna presidenziale, è nella sua capacità di parlare alla sinistra del Partito democratico, a quell’elettorato che le voltò le spalle nel 2008 preferendole Obama, perché (soprattutto per via dell’appoggio alla guerra di Bush in Iraq) era considerata un “falco”, una guerrafondaia. Quell’immagine continua a pesarle, insieme a quella di essere “out of touch”, distante dai problemi reali della gente comune, per via della ricchezza accumulata con Bill, vera coppia d’affari.

Hillary, insomma, ha un problema grosso alla sua sinistra, e l’amico John può aiutarla in quella direzione, forte anche degli anni trascorsi alla guida del Center for American Progress (Cpa). La sua fondazione. Il suo pensatoio, un think tank noto per le sue ricerche nei temi sociali (le diseguaglianze innanzitutto) cari ai liberal. Al tempo stesso, Podesta ha ottimi rapporti con i big dell’imprenditoria americana, per alcuni dei quali fatto lavoro di lobby, con il fratello Tony (Podesta Group).

Stranamente, tuttavia, The Politico e altri analisti di Washington, sottovalutano la carta più importante di cui dispone Podesta, e che lo rende il candidato più quotato per gestire la macchina elettorale clintoniana. Ed è la sua capacità, davvero unica, di essere amico di due nemici. Due nemici costretti a collaborare e, presto, a passarsi il testimone.

Nel 2008 Podesta guidò, per conto di Obama, la transition team, la squadra composta da uomini del presidente uscente, George Bush, e di quello entrante, nei mesi di transizione dall’elezione a novembre e l’insediamento il successivo gennaio. Lavoro delicato, da politico e tecnico consumato. Qualcosa del genere dovrà fare quando Hillary deciderà davvero di scendere in pista e ci sarà un passaggio del potere politico tra un presidente in via di uscita e chi aspira a prenderne il posto.

Una delle ragioni per le quali Hillary non ha ancora svelato i suoi piani è proprio quella dell’imperscrutabilità dell’atteggiamento di Obama nei confronti di una sua candidatura. Il presidente ha sistematicamente glissato sul tema. Prodigo di complimenti per l’ex-rivale, per il suo lavoro come segretario di stato, non ha mai fatto riferimento a Hillary come sua possibile erede. In una sola occasione, di recente, l’ha fatto indirettamente e con parole non proprio incoraggianti. In una dichiarazione al New Yorker, lo scorso luglio, in riferimento sia alle ambizioni presidenziali di Joe Biden, il suo vice, sia a quelle di Hillary, ha detto che i due sono troppo avanti con gli anni per affrontare un’altra campagna presidenziale. «Sia Joe, sia Hillary hanno conseguito davvero tanto nella loro vita. C’è da chiedersi se, in questa fase della loro vita, vogliano sobbarcarsi di nuovo quel percorso, abbastanza svilente, che è una corsa presidenziale».

L’entrata in gioco di John Podesta, se davvero ci sarà, significherà innanzitutto che da parte di Obama è scattata la luce verde per Hillary.

Autore: Guido Moltedo | Fonte: europaquotidiano.it

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