I partiti politici e il fundrising: nuove regole per il finanziamento

27/10/2014 – Cambia la sostenibilità finanziaria di un progetto politico. La raccolta fondi è l’unica strada da seguire.

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Partiti politici: cambia il finanziamento. Il XXI secolo segna un’altra epoca, quasi fosse un vero e proprio spartiacque, pronta a scommettere sulla capacità di reperire risorse economiche per sostenere finanziariamente le attività dei partiti politici. Con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti politici serve una buona raccolta fondi per continuare a essere presenti sul territorio, coinvolgendo elettori e nuove persone a conoscere la filosofia di un partito politico. E’ sicuramente una buona occasione per presentarsi tralasciando le riunioni asettiche svolte nel chiuso delle stanze, come quelle svolte dai vecchi partiti politici.

E’ arrivato il momento di rinnovare tutto il sistema nel nome della trasparenza. Sono diverse le occasioni da organizzare per mantenere un contatto diretto con gli elettori. Il Movimento 5 Stelle riesce a coinvolgere i propri elettori con gli streaming sul web e con le riunioni organizzate dietro a un computer. Ma è utile ricordare che la popolazione affascinata dal Movimento di Beppe Grillo è composta di giovani super tecnologici, con tanto di smartphone e tablet a portata di click.

I partiti politici sono di fronte a una doppia scelta: trovare finanziamenti con metodi alternativi, pensare a un nuovo modo di coinvolgere gli elettori. Combattere le difficoltà finanziarie e le crisi di partecipazione dell’elettorato è possibile soltanto mediante il fundraising politico. Il nuovo approccio culturale dei partiti politici è delineato nel volume Fundraising e Comunicazione per la Politica, primo libro della Collana di Competere, pubblicato dalla casa editrice Rubbettino Editore.

Il fundraising politico vuole aggregare i sostenitori, garantendo la fidelizzazione dei donatori o elettori. Questa complessa azione serve a consentire a partiti e movimenti politici di contare su basi solide e su un radicamento reale nella società. E’ proprio in questo senso che, comunicazione e formazione, rappresentano quei tasselli fondamentali, capaci di realizzare una buona operazione di fundraising.

Il fundraising è un’attività strategica per i partiti e diventa vitale per la sostenibilità finanziaria di un progetto politico“, spiega Roberto Race, Segretario Generale e consulente di comunicazione strategica di Competere, “data la progressiva riduzione dei rimborsi elettorali e la sostituzione di questi con un sistema indiretto di finanziamento, basato sul 2 per mille e sui contributi agevolati. Il fundraising politico non è pura e semplice raccolta fondi poiché aggregando e coinvolgendo sostenitori, garantendo la fidelizzazione dei donatori/elettori, permette a partiti e movimenti politici di contare su basi solide e su un radicamento reale nella società. Nei partiti italiani, però, spesso manca formazione, mancano figure professionali, mancano codici etici, manca la voglia di cambiare. Mentre in Europa e negli Stati Uniti una buona campagna di fundraising fa spesso la differenza tra essere eletti e restare a casa. Oggi i partiti politici devono impegnarsi per rappresentare una valida ‘opzione di investimento’ nei confronti degli elettori, e devono perciò necessariamente riacquistare credibilità parlando il linguaggio della trasparenza, nella costruzione del consenso e nella raccolta delle risorse finanziarie utili a sostenere un progetto politico. Parallelamente allo svolgimento della campagna elettorale per le Europee abbiamo visto i primi segnali di conversione della comunicazione dei principali partiti italiani verso uno scenario di raccolta fondi permanente. Non è, però, possibile realizzare con successo un’operazione di fundraising politico se non si recupera credibilità e fiducia agli occhi dei cittadini. Cosa non semplice, se non si agisce anche dal punto di vista della comunicazione incidendo sulla relazione tra governanti e governati, ricostruendo quel patto fiduciario oramai debole e svilito alla base della nostra democrazia“.

Per centrare l’obiettivo serve una comunicazione della politica coerente, trasparente, credibile, al fine di creare una maggiore fiducia tra cittadini e mondo politico. La formazione e una buona selezione delle persone sono essenziali per generare classi dirigenti di qualità. E’ soltanto basandosi sulla fiducia che i partiti politici possono costruire sistemi di autofinanziamento diffuso, includendo la nascita di meccanismi di attivismo davvero preziosi.

Vedo i partiti totalmente impreparati e a corto di idee. Chiedono contributi economici“, commenta Valentina Di Leo, consulente di comunicazione politica e digital strategist, “solo in corrispondenza di grandi manifestazioni, per poi scomparire nei mesi successivi. Nessuno ha lanciato vere e proprie campagne di fundraising, nessuno ha una strategia di medio-lungo termine per finanziarsi attraverso le donazioni dei privati. Non è semplice chiedere denaro in tempi di crisi e di sfiducia verso la politica, ma non sarà il bottone ‘dona’ su un sito web ad attirare i sostenitori. Servono obiettivi precisi, anche locali se occorre, testimonial e, prima di ogni cosa, fatti e risultati in grado di motivare i sostenitori e renderli fundraiser a loro volta. L’abolizione graduale del finanziamento pubblico, lo scarso numero di tesserati, i bilanci già disastrati, dovrebbero spingere i partiti a ripensarsi completamente e a mettere immediatamente in campo una strategia di fundraising, in grado di consolidare il senso di appartenenza politica, oggi sempre più debole. Alla base di ogni attività di raccolta fondi deve, però, esserci assoluta trasparenza: i sostenitori devono sapere a cosa servono i soldi richiesti, devono sapere quali sono le spese che un partito si ritrova ad affrontare, devono sapere in che modo i soldi sono stati spesi. Troppo spesso, invece, si chiedono contributi a pioggia e non per interventi specifici, non si comunica quanto possa essere dispendioso fare politica e, soprattutto, non si rendicontano le spese effettuate. Credo, invece, che, con la giusta trasparenza, anche al cittadino più diffidente possa venir voglia di donare una piccola somma per il partito che gli sta a cuore“.

Autore: Francesco Fravolini | Fonte: lindro.it

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