Alfio Marchini si sente già sindaco di Roma

21/11/2014 – Ignazio Marino è ancora in sella ma lui ha già cominciato la campagna elettorale con in testa le larghe intese ma in tasca l’accordo con Ncd: «Il modello è il Governo Renzi». Il Pd Bettini, ricorda come lui, l’imprenditore che piace al D’Alema, «fosse nella rosa dei candidati del centrosinistra già nel 2012». Sel: «Un errore lasciarlo alla destra».

Alfio Marchini si sente già sindaco di Roma

È già partito con la campagna elettorale. Ignazio Marino è ancora sindaco, dice «per quanto mi riguarda non ci sono né dimissioni né elezioni in vista», pensa a un mini rimpasto per restare in sella, ma Alfio Marchini si è portato avanti col lavoro e scommette sulla fine anticipata del mandato. Ci sono i sei per tre alle rotonde, i manifesti lungo le strade, alcune affissioni abusive: se ti fermi al semaforo è probabile che l’autobus davanti a te sia ricoperto dal suo celebre cuore rosso. Già, il cuore, è il simbolo di Alfio Marchini, il bello, che ci riprova e corteggia la città. Imprenditore per eredità, giocatore di Polo, a 29 anni era già nel cda della Rai, in quota centrosinistra.Alle ultime comunali Marchini guidava una lista civica con dentro molti centristi e si è fermato al 9,49 per cento: poco più di 110 mila voti, non molto rispetto alla copertura mediatica che gli hanno assicurato televisioni e giornali. È benvoluto nel mondo dell’informazione, Marchini, questo sì, ma non è bastato: in consiglio comunale sono entrati in due, Marchini e Alessandro Onorato, ex consigliere del Pd, poi transitato per l’Udc, una volta lasciati i democratici perché, dopo l’era veltroniana – era la poco profetica lettura di Onorato – il partito era «destinato a diventare una riedizione del mai tramontato Pci».Marchini ora è pronto a riprovarci, con il suo cuore, e però magari non solo con quello. Nel totonomi del possibile successore a Ignazio Marino ( che con il partito democratico non ha ormai rapporti : e la federazione cittadina chiede un rimpasto col tono di chi indica la porta, mediata dall’intervento del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini), finisce puntualmente il bell’imprenditore. Non è un mistero, d’altronde, che parte del partito romano e nazionale abbia sempre visto di buon occhio la sua candidatura e anzi l’abbia ricercata già nel 2013, prima di ripiegare su Marino.

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Lo ricostruisce senza imbarazzo alcuno anche Goffredo Bettini, uno che a Roma da sempre dà le carte: «All’epoca si sono sondati Riccardi, Barca, lo stesso Marchini, il quale però si è rifiutato di sottoporsi alla primarie, strumento per noi imprescindibile per scegliere il candidato» scrive sulla sua pagina facebook, in un post che fa ricadere la scelta del nome di Marino, «sul gruppo dirigente nazionale».

Ad oggi i retroscena danno Marchini più come l’uomo giusto per riunire il centrodestra dietro alla sua lista dei cuori infranti e con quella replicare il modello delle larghe intese. Ma non è detto affatto che debba finire così, e Marchini, anzi, tiene aperte tutte le porte. Nonostante lo scorso giro abbia preso meno del 10 per cento, Marchini è infatti convinto di poter piacere a tutti: «Oggi sempre più romani ci chiedono di guidare la rinascita», dice sicuro a Repubblica. Il Pd sappia che «io mi candiderò comunque», è l’avviso che sembra un invito. Vuole raccogliere a destra e a sinistra, Marchini, di cui non sono un mistero gli incontri con gli alfaniani di Ncd, con il senatoreAndrea Augello: «L’idilio Renzi-Berlusconi ha abbattuto gli ultimi recinti: ora il popolo sceglie libero da finte ideologie», è la teoria.

E pazienza che Augello fosse una delle colonne della giunta Alemanno, giudicata «fallimentare». «Per vincere bisogna aggregare anche quei romani che un tempo votavano per il centrodestra e per il centrosinistra», continua ricalcando il premier. Quella del candidato Marchini è la stessa idea di Renzi, la stessa del partito della nazione, la stessa del governo, che infatti, per Marchini, è riproducibile: «A maggior ragione a Roma, dopo le fallimentari esperienze Alemanno e Marino».

Dice di piacere anche a sinistra, Marchini, perfino dalle parti di Sel. In parte è così: «Culturalmente Alfio Marchini è nel campo del centrosinistra» dice all’Espresso Gianluca Peciola, «noi ci siamo scontrati su alcuni temi, come sulla delibera con cui voleva escludere gli occupanti dalle liste per la casa, ma sullo sforamento del patto di stabilità come sulle unioni civili c’è sintonia». Insomma, «sarebbe un peccato regalare una figura così al centrodestra». Per il capogruppo al consiglio comunale di Sel quindi «l’opzione delle larghe intese da destra va smontata, prima che smonti il centrosinistra, attraendo una parte del ceto politico e però anche elettorale del Pd».

E a riportare nel campo del centrosinistra Alfio Marchini, se non dovesse esser il litigioso Pd romano, potrebbe essere direttamente Renzi, con Lorenzo Guerini, ormai commissario in città. Quello di Marchini con la sinistra è d’altronde un rapporto che dura da tempo. Da generazioni. L’omonino nonno, Alfio, detto Calce e martello, partigiano dei Gap e costruttore. Il nipote è stato socio della Fondazione ItalianiEuropei, feudo dalemiano, nel 1994 fu mandato in Rai dal centrosinistra, e ha partecipato a una delle tante rinascite dell’Unità, ai tempi di Veltroni. «L’ingegnere» lo chiamano, anche i collaboratori più stretti.

Autore: Luca Sappino | Fonte: espresso.repubblica.it

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