Facebook, da social network a strumento politico

15/12/2014 – Dall’app per condividere la propria lista di amici con gli organizzatori di campagne elettorali al Voter Megaphone: ecco come Facebook influenza le elezioni americane

facebook

Nel mondo vivono oltre 7 miliardi di persone, il 40% delle quali possiede una connessione Internet e la utilizza regolarmente. Parliamo di circa 3 miliardi di persone che hanno scelto di dotarsi di un accesso alla Rete, magari ponendo prima le offerte adsl più convenienti a confronto per potersi concedere quello che ormai non è più un lusso ad un prezzo vantaggioso. Con un bacino d’utenza di questa portata, il web è diventato il primo canale di comunicazione al mondo, la più ampia piattaforma mai esistita di scambio di notizie, opinioni, idee.

Idee che possono influenzare i pensieri e le azioni degli altri utenti, specie se provengono da amici o conoscenti. E quale strumento può rivelarsi più utile al riguardo del principe dei social network, con il suo miliardo abbondante di iscritti? Parliamo diFacebook, ovviamente, il social network che crea dipendenza dai numeri e che ci ha regalato una quantità imprecisata di nuove e inaspettate paranoie su quanti like riceviamo per il nostro profilo migliore o su quante persone hanno accettato la nostra amicizia.

In soli 10 anni, Facebook è diventato la nostra finestra sul mondo, il luogo dove andiamo ad informarci sulle notizie e i trend del momento e, soprattutto, su cosa cattura l’attenzione dei nostri amici. Da questa affermazione è facile capire quanto grande sia il potere che il social più famoso del mondo ha di influenzare il pensiero delle masse, o meglio, di veicolare il “contagio” massivo di opinioni e idee.

Un potere che si è rivelato particolarmente utile durante leelezioni americane del 2012, le quali hanno riconfermato Obama 44esimo presidente degli Stati Uniti. Questo è stato possibile anche grazie ad una semplice app, per mezzo della quale i suoi utenti hanno potuto condividere la propria lista di amici con gli organizzatori della campagna elettorale da essi sostenuta. Se diversi studi hanno evidenziato come le persone siano poco propense a dar credito a messaggi politici provenienti da sconosciuti, tutt’altro effetto si produce infatti nel caso in cui la notizia giunga da un amico o un conoscente.

Considerato il livello tecnologico della campagna organizzata a sostegno di Obama, sicuramente più alto rispetto a quello del rivale Romney, sono in molti a ritenere che tale applicazione abbia contribuito non poco alla vittoria del primo. Si parla di circa1 milione di votanti che la fazione dei democratici si sarebbe accaparrata grazie alla creatura di Zuckerberg, il quale sembra però pronto ad un passo indietro. Il 20 novembre scorso, i vertici di Facebook hanno infatti annunciato l’intenzione di disabilitare quest’app, per il semplice motivo che hanno realizzato (meglio tardi che mai) che in questo modo troppi dati dei propri utenti venivano ceduti a terze parti.

Ma questo non è l’unico effetto che Facebook ha avuto sulle ultime elezioni americane. Già dal 2008, i cittadini statunitensi più ligi ai propri doveri civici possono esibire con orgoglio una sobria “etichetta” che li identifica come voters, facendo così venire i sensi di colpa agli amici meno virtuosi. Si tratta del cosiddettoVoter Megaphone, un widget che permette a chi ha votato di rendere partecipi dell’evento i propri amici.

Certo, ci si potrebbe giustamente chiedere: e cosa importerà mai a questi poveri amici che tu hai votato? Più di quanto si possa immaginare, evidentemente. Uno studio effettuato dai ricercatori di Facebook in collaborazione con esperti dell’Università della California, dal titolo A 61-million-person experiment in social influence and political mobilization“, ha stimato che la sola presenza di questo e-button avrebbe aumentato l’affluenza alle urne di oltre 340mila unità.

Come a suo tempo radio e televisione, Facebook si sta lentamente trasformando nell’arena in cui si combattono e si vincono le campagne elettorali, almeno per quanto riguarda la politica d’oltreoceano. Un aspetto che non è necessariamente negativo. Bene, quindi, se ci troviamo di fronte ad un nuovo modo di condividere e far girare informazioni, un po’ meno se si tratta dell’ennesimo stratagemma per seguire la massa senza attivare il cervello.

Fonte: Beatrice Zanetti | Fonte: wired.it

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