Maurice Duverger. Un ricordo.

150182_10205837327918344_845681497095293046_nIl 17 dicembre scorso è morto a 97 anni Maurice Duverger. La notizia l’ho appresa solo oggi, per caso, anche perché il sistema informativo italiano non si interessa di cultura. Si parla di delitti (e più sono orrendi, meglio è), di gatti o altri animali buffi, del culo di Kim Kardashian (che non so chi sia, ma è onnipresente), delle dive rovinate dal botox e altre amenità e quindi notizie come questa scompaiono nelle pagine interne dei siti o dei quotidiani e vanno trovate, come tartufi. Peraltro, il lettore curioso ma impreparato, farebbe pure fatica a capire chi fosse realmente Duverger, di volta in volta definito dal web o dalla stampa come “politico”, “politologo”, “costituzionalista”, “sociologo”…

La varietà delle definizioni non fa altro che testimoniare la complessità e la vastità degli interessi e dei possibili approcci all’opera di Maurice Duverger. Al centro della riflessione del grande studioso francese però c’è sempre la Politica e – a fianco ad essa – il legame che esiste tra comunità, strutture intermedie, architettura istituzionale, in un tentativo costante di seguire un approccio sistematico in grado di fornire risposte complessive ai grandi temi della democrazia e dei fattori che ne influenzano le dinamiche processuali e la sua stessa stabilità. E assieme alla politica, lo Stato, con la lettura tipicamente francese che vede le istituzioni come attore e motore esplicativo fondamentale dei processi politici, in coerenza con la visione razionale ed empirica ereditata dal pensiero illuminista. Un intellettuale, ricco e fecondo, tanto influente da meritarsi il titolo di “Papa” della Scienza Politica francese, colui che con il suo lavoro le ha attribuito “noblesse” (come nel coccodrillo di Le Monde) e rilevanza internazionale.

Maurice Duverger ha scritto moltissimo, ma praticamente nulla di quanto ha prodotto è disponibile in italiano, tutto esaurito o fuori catalogo o dimenticato chissà dove. Nel corso degli anni sono però riuscito a procurarmi “I Partiti Politici” (forse il suo libro più importante e influente) e “Sociologia della Politica” (con sottotitolo “Elementi di Scienza Politica”, ottimo per scandalizzare i Sacerdoti delle classi concorsuali, terrorizzati dalle contaminazioni tra discipline) e anni fa ho letto – per dovere e per diletto – il suo “A new Political System Model: Semi-Presidential Government”, breve ma fondamentale riflessione teorico-pratica sulla natura della forma di governo semipresidenziale, pubblicata nel 1980 sull’European Journal of Political Research.

Lo studio sui partiti politici è imprescindibile ancor oggi. Certo, molte delle considerazioni esposte (ad esempio quelle relative alle “leggi bronzee” sul legame tra sistema elettorale, sistema partitico e stabilità democratica) sono state rilette e corrette da autori successivi (Giovanni Sartori, ad esempio). Ma la lucidità dell’analisi, la sua continuità con il “meglio” del pensiero sociopolitologico europeo (da Pareto a Weber), l’assenza di fronzoli, leziosità o inutili intellettualismi nel condurre il suo sforzo classificatorio lo rendono un autore di pregio assoluto. Per capire meglio la figura di Duverger ho telefonato al mio Maestro. E come sempre non mi ha deluso. Con il suo stile diretto e a tratti un po’ spietato ha confrontato il peso intellettuale del francese con quello di altri autori forse più presenti nel dibattito scientifico, ricordandomi che Duverger «ha scritto le cose essenziali sulla natura e il funzionamento dei sistemi di partito, gli altri hanno camminato sulla strada che lui ha tracciato». Insomma era un Maestro, sia quando aveva ragione, che quando aveva torto.

Anche la sua riflessione sulla natura e sulle caratteristiche della forma di governo semipresidenziale è fondamentale… Le 18 paginette del saggio pubblicato sull’European Journal che ho citato in precedenza sono utili per capire come si analizza lucidamente un concetto politico-costituzionale, facendo pulizia delle imprecisioni, dei pressapochismi, dei cialtronismi che troppo spesso avvelenano il pozzo del diritto costituzionale “spiegato al popolo” da giornalisti impreparati o da politici superficiali e in malafede. Semipresidenziale è un sistema nel quale esistono 3 condizioni imprescindibili: a) un presidente eletto direttamente dal popolo; b) la titolarità in capo a questi di alcuni fondamentali poteri in campo esecutivo e c) la presenza di un primo ministro legato a un rapporto di fiducia con il Parlamento. E questa riflessione semplice e precisa sviluppa l’intera riflessione su cosa è semipresidenzialismo e cosa no.

Una delle ragioni per le quali l’opera di Duverger è non solo così importante, ma anche così viva è dovuta al fatto che non è mai stato un politologo chiuso nella torre d’avorio. Duverger ha fatto il giornalista e – sopratutto – si è sporcato per tutta la vita le mani con la politica vera, venendo anche eletto Parlamentare Europeo nelle liste del PCI (1989). E nel fare politica Duverger ha dimostrato a cosa servono gli intellettuali quando si spendono in prima persona: servono a dare un contributo di idee, di cultura, di scienza e di conoscenza. Servono a fornire soluzioni e chiavi di lettura. Una interpretazione lontana anni luce da quella data dai giuristi di corte, dagli hooligans accademici o da politologi prezzolati alla disperata ricerca di un Principe da consigliare di cui è pieno il retrobottega della politica italiana.

La morte di Duverger è l’ennesima conferma che la generazione “fondativa” della scienza politica contemporanea è a un passo dall’uscire dalla Storia. Il 2014 si è portato via anche Robert Dahl e David Easton… di maestri viventi ne restano sempre meno e con la loro scomparsa finisce anche la speranza di una spiegazione globale della Politica e delle sue logiche di funzionamento, soffocata da una ricerca sempre più settoriale (quando non microsettoriale) a volte talmente focalizzata da far sospettare che gli adepti di un’area di interesse ignorino persino l’esistenza delle altre…

Il progressivo imbarbarimento dei programmi universitari, la logica perversa dei crediti, il narcisismo ebete di professorucoli di terza fila che scrivono e adottano il “loro” manuale o il loro libercolo hanno nei fatti bandito i grandi Maestri della politologia contemporanea dalle scarne librerie degli studenti. Se nella mia vita ho letto Robert Dahl, Harold Lasswell, Gabriel Almond & Bingham Powell, Samuel Huntington o Martin Lipset lo devo all’umiltà e all’understatement del mio Maestro. E se anche uno studente, uno solo dei miei allievi-lettori dopo aver letto queste righe in ricordo di Maurice Duverger sentirà il bisogno di saperne di più beh, allora questo post avrà raggiunto il suo scopo.

Perché ogni volta che un giovane studente prende in mano un autore classico e si mette a leggerlo, senza esservi costretto ma seguendo solo il suo istinto e i suoi interessi, allora la storia della scienza e della cultura sono salve per un’altra generazione ancora.

Marco Cucchini | Poli@rchia (c)

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